Infografica: chi vota alle Primarie del PD? (Circolo Alberone, 27 febbraio 2014)

Politica: 

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Profilazione dell’elettore alla primarie del PD attraverso il questionario Alberone: età, titolo di studio, iscritto o no al partito?

In occasione delle Primarie del 16 febbraio 2014 per la scelta del segretario regionale del PD, il Circolo Alberone di Roma, via Appia Nuova 361, ha distribuito un questionario per raccogliere le opinioni di iscritti ed elettori sul partito, sul circolo, sulle primarie, sulla recente “staffetta” alla guida del Governo nazionale. I questionari compilati sono stati 105 rispetto a 109 votanti alle Primarie presso il Circolo. I risultati del questionario sono stati sintetizzati in un documento (scarica in formato word e pdf) di che sarà presentato nel corso del “Direttivo aperto” previsto per oggi. Ecco anche l’infografica di sintesi.

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(Clicca sull'iimagine per ingrandire infografica)

“Comunicare il Potere – Lo spin doctoring e il marketing in politica” (Rome Business School, 21 febbraio 2014)

Politica: 

** Aggiornamento del 24 febbraio 2014 - disponibili le slide (qui in pdf, 3 M, 26 pp.) proiettate da Antonio Ragusa, direttore della Rome Business School

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(clicca per ingrandire la locandina)

Marketing e politica: le elezioni si vincono con l’analisi strategica ma è fondamentale profilare gli elettori. Ruoli e compiti dello spin doctor e del campaign manager

Il 21 febbraio 2014, presso la sede di Rome Business School , ha avuto luogo il convegno “Comunicare il Potere – Lo spin doctoring e il marketing in politica”, incontro dedicato alla riflessione sulle tendenze e prospettive della comunicazione e del marketing politico-elettorali.
Tra i relatori anche Luigi Gentili, sociologo, che ha presentato il suo nuovo libro “Homo mediaticus” .

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(Foto tratte dalla pagina Facebook Rome Business School, clicca per ingrandire)

Interventi e relatori

  • Il marketing politico: l’evoluzione di una disciplina”, Antonio Ragusa, direttore della Rome Business School, (slide in pdf 3 M, 26 pp.)
  • I mass media e la società dell’immagine”, Gianpiero Gamaleri, docente di sociologia presso l’Università Roma Tre
  • Lo spin doctor, chi è costui?”, Stefano Colarieti, managing director di Consenso,
  • Retorica persuasione in politica”, Raffaella Petrilli, docente di semiotica dei media presso l’Università della Tuscia
  • La comunicazione polisensoriale come strategia di marketing”, Adele Minestrini, titolare PubbliData
  • Esperienze di gestione della campagna elettorale”, Elio Pangallozzi, consulente ed esperto di campaign management.
  • Leadership e mass media”, Luigi Gentili, sociologo, autore del libro “Homo mediaticus”

“Il marketing politico: l’evoluzione di una disciplina”, Antonio Ragusa, direttore della Rome Business School

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L’incontro si è aperto con una rapida presentazione a cura di Antonio Ragusa, direttore della Rome Business School che ha fatto il punto della situazione nel campo del “marketing politico”.
Antonio è stato l’unico, tra i relatori, ad accompagnare il suo intervento con una serie di slide: indice, a mio avviso, di cura e di rispetto verso i convenuti.
Secondo Antonio Ragusa, il marketing politico si caratterizza oggi per le seguenti caratteristiche:

  1. rumore nella comunicazione: gli elettori sono bombardati quotidianamente da moltissimi messaggi, dunque il primo ostacolo da superare per far arrivare a destinazione il nostro messaggio politico è la barriera del rumore indistinto;
  2. proliferazione di mass media: i canali di comunicazione si moltiplicano per cui è necessario “presidiarli” tutti;
  3. più conversazione con gli elettori: al fine di “fidelizzarli” al nostro brand politico;
  4. crowdsourcing: occorre, nel marketing politico, incentivare la produzione di user generated content che poi devono diventare una delle fonti della nostra comunicazione;
  5. spettacolarizzazione: la politica oggi è sempre live, in diretta;
  6. importanza della “campagna” politica: gli elettori devono essere mobilitati e coinvolti su progetti concreti e misurabili;
  7. professionalità: la comunicazione politica richiede nuove competenze tra le quali la padronanza dei tool di web marketing quali focus group e database marketing.

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Le strategie vincenti, secondo Ragusa, per un marketing politico efficaci, sono tre:

  1. Connecting
  2. Recruiting
  3. Empowering

È essenziale sapersi “connettere” al proprio elettorato non solo con un comunicazione unilaterale (dal candidato agli elettori) ma in modalità interattiva e matriciale: tutti devono parlare con tutti sfruttando tutti i canali a disposizione come ha fatto ad esempio Obama nella sua campagna per le primarie del suo primo mandato.
Da questo punto di vista un uso sapiente dei social network deve unirsi a strumenti più tradizionali come le email che rimangono comunque il canale più seguito. Negli ultimi anni è cresciuto inoltre l’importanza del mobile (app, tablet e specialmente smartphone).
Infine non dimenticare che il 90% delle persone legge gli SMS che riceve.
Connettersi e rimanere in contatto con il proprio elettorato non basta. Occorre coinvolgerlo nella campagna, cioè arruolarlo (recruiting) coinvolgendolo su temi al quale è interessato. Questo può avvenire solo se vengono forniti, ai volontari, strumenti efficaci per fare campagna politica (empowering): piattaforma web, assistenza telefonica, materiale propagandistico.
L’empowering funziona se permette:

  • di trovare altri sostenitori (find) per costituire una comunità
  • contattare gli indecisi (act) per spingerli a votare
  • condividere (share) con altre persone i contenuti elaborati (post, email) per amplificare la conversazione utilizzando i nuovi strumenti di comunicazione.

Fondamentale è anche il cosiddetto “empowering self service”: a riguardo Ragusa ha ricordato che nella prima campagna di Obama furono quasi 5.000 i video “user- generated”.

Le slide dell'intervento

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(clicca sull'immagine per scaricare le slide in formato pdf)

  • Antonio Ragusa, “Comunicare il Potere - Tendenze del marketing politico” , intervento al convegno “Comunicare il Potere – Lo spin doctoring e il marketing in politica”, Rome Business School, 21 Febbraio 2014 (slide in pdf, 3 M, 26 pp.)

“I mass media e la società dell’immagine”, Gianpiero Gamaleri, docente di sociologia presso l’Università Roma Tre

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Il tema del web usato come strumento di comunicazione politica è stato ripreso e ampliato da Gianpiero Gamaleri che in particolare commentando anch’egli le campagne di Obama si è soffermato sull’utilizzo dell’email che “permette di passare dalla politica virtuale alla politica reale”.
Giampiero, che ha anche scritto un libro proprio su questo tema (“Le mail di Ob@ma. I nuovi linguaggi per finanziare una campagna elettorale e vincere le elezioni”, Armando Editore, 2010) ha spiegato come le e-mail siano uno strumento fondamentale non solo per ottenere il consenso ma anche per reperire i mezzi finanziari.
L’email, secondo Gamaleri, è una sorta di “compito in classe” per gli elettori in quanto, se ben costruita, costituisce quasi un “ordine del giorno” che il destinatario può seguire per contribuire alal campagna politica.
Twitter esalta l’immediatezza mentre l’e-mail esalta la riflessione” ha concluso Gamaleri.

“Lo spin doctor, chi è costui?”, Stefano Colarieti, managing director di Consenso

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Lo “spin doctor”, come recita Wikipedia,  è un esperto di comunicazione che lavora come consulente per conto di personaggi politici, con il compito dichiarato di elaborare, mediante precise strategie di immagine, un'apparenza del politico adeguata da sottoporre ai media e all'opinione pubblica per ottenere consenso elettorale o più in generale per ottenere consensi riguardo il proprio mandato politico.
In Italia, ha spiegato Stefano Colarieti, il “Porcellum” rende inutile questa figura per i candidati al Parlamento mentre lo “spin doctor” è sempre più utilizzata dai candidati alle amministrazioni locali.
Colarieti ha poi tracciato un quadro (tragico) del contesto politico nazionale: altissima sfiducia dei cittadini nei confronti della classe politica, astensionismo in crescita (in Sardegna ha votato solo il 50% degli aventi diritto) crisi economica diffusa.
Politicamente la vera novità di questi ultimi 10 anni è Beppe Grillo proprio perché sa interpretare questo contesto e farsi portavoce del malcontento.

“Retorica persuasione in politica”, Raffaella Petrilli, docente di semiotica dei media presso l’Università della Tuscia

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Raffaella Petrilli ha svolto un lungo e accurato excursus storico sulla “retorica”, il linguaggio della politica. Oggi tale retorica ha 2 caratteristiche principali:

  1. è un linguaggio non specialistico ma accessibile a tutti i cittadini perché il suo vocabolario (democrazia, parlamento, giustizia, eccetera) è di uso comune
  2. ha un’ipoteca morale di tipo negativo perché percepito come un linguaggio che serve a mentire.

Come già chiosava padre Dressellio, gesuita del 1650,.la “lingua politica ... è... anguilla in un drappo di seta...pratichissima in machinare inganni”, tema poi ripreso anche da Pier Paolo Pasolini nel 1975 che nelle “Lettere luterane” scrive dei politici che “la loro lingua è la lingua della menzogna”.
Raffaella ha poi presentato le tesi di Aristotele secondo il quale “il linguaggio della politica permette la discussione razionale finalizzata a scegliere la migliore soluzione dei problemi dei cittadini”. La politica, dunque, non è un linguaggio di certezze, come la Fisica o la Chimica, ma il linguaggio della riflessione e della condivisione.

“La comunicazione polisensoriale come strategia di marketing”, Adele Minestrini, titolare PubbliData

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Adele ha spiegato le nuove forme di “comunicazione pubblicitaria” che, con l’obiettivo di fidelizzare i clienti offrendo nuove esperienze,  si propongono di fare interagire il consumatore con il prodotto stesso.
La comunicazione polisensoriale in particolare consiste nel rendere il possibile consumatore l’attore principale di uno scenario sensoriale; a riguardo Minestrini ha descritto una campagna effettuata in un aeroporto per la quale è stato realizzato un super cioccolatino di 2 metri che profumava di cioccolato.

“Esperienze di gestione della campagna elettorale”, Elio Pangallozzi, consulente ed esperto di campaign management

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Interessantissima la testimonianza di Elio Pangallozzi, esperto di campaign management, che ha raccontato  la sua esperienza nel 2012 in USA nell’organizzazione per la rielezione di Obama.
Secondo Elio per avere successo in politica la cosa più importante è l’analisi strategica.
Non bastano gli slogan, non bastano i format: il politico che vuole essere eletto si deve porre due semplici domande:

  1. cosa vuole la gente?
  2. quali sono le risposte che posso dare alle richieste della gente?

Le elezioni si vincono, usando un paragono agricolo, in due tappe:

  • seminando il grano”, cioè lavorando su questi due punti mesi prima dell’appuntamento elettorale e questo è il compito dello spin doctor
  • mietendo il consenso” in vista dell’appuntamento elettorale e questo è il compito del campaign manager.

Questo è quello che ha fatto Obama nella sua campagna del 2012 grazie ai “campaign manager” Jim_Messina e David Axelrod.
Elio ha poi raccontato la sua esperienza elettorale in Wisconsin illustrando l’organizzazione meticolosa che era stata creata per rendere veramente efficaci i volontari di Obama.
“Non appena entravi nell’organizzazione ti veniva data una ciambella, simbolo di appartenenza alla comunità, e un Ipad con dentro tutto quello che ti serviva per cominciare a diffondere il programma del candidato”.
La cosa più importante nella politica americana”, ha ricordato Elio “è profilare gli elettori”.
Le email sono utilizzate in modo massiccio non solo per “ingaggiare” volontari e chiedere donazioni ma specialmente per “profilare” gli elettori individuando i loro “issue” cioè i temi che hanno più a cuore.
In questo modo i volontari quando si presentano a casa del potenziale elettore sa già quali sono gli argomenti di cui parlare e su cui ottenere l’engagement di chi gli sta di fronte.

“Leadership e mass media”, Luigi Gentili, sociologo, autore del libro “Homo mediaticus”

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Luigi Gentili ha presentato il suo nuovo libro “Homo mediaticus - Mass media e culto dell’immagine”.
Secondo Luigi il culto dell’immagine nelle società odierne ha un grande impatto, incidendo sugli stili di vita e le forme di aggregazione collettive. Si interagisce sempre più tra persone che desiderano apparire, affascinate da un gioco di specchi che seduce.
L’homo mediaticus è pertanto immerso in un mondo fantastico, tra miti e riti che si riproducono attraverso lo schermo.
Nel suo libro Gentili descrive come il marketing abbia esteso la propria influenza sugli individui e come stia raffinando le proprie strategie, aprendosi verso nuove forme di influenza mediatica.
L’homo mediaticus è l’uomo condizionato dal marketing, che vive nel presente, interagendo con gli altri individui tramite la mediazione di schermi elettronici. Egli ha perso il senso del passato e del futuro, abbandonandosi al flusso di eventi che lo proiettano verso una dimensione dell’esistenza che è effimera.
Chi vuole commercializzare qualcosa, oggi, punta su questa nuova concezione del marketing: creare sogni che si concretizzino in contesti apparentemente reali.
I beni e i servizi si tramutano in tanti brand che edifica no dei pseudo-luoghi, ovvero degli spazi di ritrovo dove le persone possano scambiarsi pseudo-esperienze, vivendo in un reality show
“Homo mediaticus” è diviso in tre parti con l’aggiunta di un’appendice.
Nella prima parte vengono presentate alcune tra le più importanti teorie sociologiche che interpretano la natura e gli sviluppi della comunicazione di massa.
Nella seconda e nella terza parte del libro vengono illustrati gli strumenti e le tecniche più innovative che oggi le imprese utilizzano per sedurre i consumatori.
Nell’appendice compaiono alcune analisi sul linguaggio dei media di nuova generazione, e il loro impatto sulla società: dalla politica spettacolo alla vetrinizzazione dei corpi, per arrivare alle forme di conversazione tramite i social network e i messaggi sul cellulare.

Link

Le slide dell'intervento di Antonio Ragusa

  • Antonio Ragusa, “Comunicare il Potere - Tendenze del marketing politico” , intervento al convegno “Comunicare il Potere – Lo spin doctoring e il marketing in politica”, Rome Business School, 21 Febbraio 2014 (slide in pdf, 3 M, 26 pp.)

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Fabio Melilli: “Prima cosa andare nei circoli e capire i dubbi della gente” (Corriere della Sera Roma, 18 febbraio 2014)

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  • Fonte: rassegna stampa Comune di Roma in pdf  e txt

II neosegretario: il flop non dipende dalle difficoltà con il Campidoglio. La mia era una vittoria annunciata. Partiremo dal lavoro e dalle fabbriche che chiudono come l’Electrolux o la Schneider

  • di E.Men.

Fatte le debite proporzioni, Fabio Melilli (nella foto), 56 anni, nato a Poggio Moiano in Sabina, ex presidente della Provincia di Rieti, si deve sentire un po’ come fu per Rafa Benitez arrivato sulla panchina dell’Inter.
Prima di lui ci fu José Mourinho, autore di uno storico triplete (Campionato, Champions, Coppa Italia), rispetto al quale si poteva solo far peggio.
E Melilli, ora, si siede sulla sedia che è stata — negli ultimi due anni — di Enrico Gasbarra, il segretario con cui il Pd ha vinto Regione, Comune, politiche.

Un bel peso Melilli, o no?

« È vero, lo sentiamo molto. Devo però dire che questa è una stagione diversa rispetto a quella di Enrico. Sotto la sua guida illuminata ci siamo concentrati sulle vittorie, con l’accelerazione della Regione».

E ora?

«Ci attende un periodo più difficile, nel quale dobbiamo tradurre i nostri desiderata in azione di governo. Non abbiamo più alibi: non ce la possiamo più prendere con la Polverini, Alemanno o, prima ancora, con Storace...».

Certo l’inizio è delicato. Il flop di votanti può essere ricondotto solo alla vicenda Letta-Renzi?

«Ci sono tre fattori. Il disorientamento rispetto alle vicende del governo. La mancanza, anche per motivi economici, di una comunicazione di rilievo. Il fatto che la segreteria regionale è oggettivamente meno affascinante».

Eppure, nel 2012, andarono alle urne 120 mila votanti. E, stavolta, il Pd ha mobilitato meno persone anche rispetto alle Parlamentarie...

«Ma lì c’erano i collegi, una corsa più diffusa. 50 mila persone, comunque, non è un cattivo dato per il Pd. Altrove non ci sono questi numeri. Poi è chiaro che il calo di affluenza si paghi di più nelle grandi città che nei piccoli centri di provincia».

Secondo lei non c’è una sconfessione, o un giudizio negativo, sulla classe dirigente locale del partito?

«Non direi. Parliamo di un dato nazionale. E, magari, con una vittoria già annunciata c’è stata meno mobilitazione de parte dei leader».

Nemmeno le liti tra Ignazio Marino e la maggioranza che lo sostiene hanno influito su Roma?

«Faccio fatica a legare le difficoltà che sicuramente abbiamo sul Campidoglio con la vicenda delle primarie».

Melilli, prime cose da fare?

«L’immersione nei nostri circoli, per capire le perplessità della nostra base. Poi, con Zingaretti, preparare un’agenda con le riforme da fare, partendo dal lavoro e dalle fabbriche che chiudono come l’Electrolux o la Schneider di Rieti».

Coinvolgerà Bonaccorsi e Guglielmo nel governo del Pd Lazio?

«Non ci ho ancora parlato, li voglio incontrare».

Quando sarà pronta la sua squadra?

«Qualche giorno, sarà di dieci-dodici elementi».

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(clicca sull'immagine per leggere l'intervista in formato pdf)

Intervista a Lionello Cosentino, segretario del PD Roma (17 febbraio 2014)

Politica: 

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(Lionello Cosentino)

I Circoli sono la vera forza del PD, devono avere un ruolo centrale nelle decisioni del partito ma devono aprirsi ai cittadini. La sinistra serve a guardare con ottimismo al futuro

Agatino Grillo: Ciao Lionello e grazie per l’intervista. Vuoi presentarti?

Lionello Cosentino:  Sono nato a Napoli ma vivo da sempre a Roma. Ho 62 anni. Sono stato Assessore alla Sanità nella Regione Lazio dal 1995 al 2000. Nel 2006 sono stato eletto Deputato con l’Ulivo e nel 2008 Senatore nelle liste del Pd. Dal 13 novembre 2013 sono segretario del PD Roma.

Agatino Grillo: Qual è il tuo progetto per il Partito Democratico romano?

Lionello Cosentino: Io credo in un PD che sia espressione fedele del suo nome: per me “democratico” indica un grande partito di popolo, di gente, di intellettuali che lavorano insieme per migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Perché Roma ha bisogno dello sforzo di tutti per tornare a crescere.

Agatino Grillo: Negli ultimi mesi il PD Roma si è letteralmente dissolto: gran parte dei precedenti funzionari e dirigenti hanno deciso di candidarsi nelle istituzioni locali e nazionali svuotando il partito di ogni forza tanto che si è arrivati al commissariamento. Perché è successo tutto questo e come intendi ricostruire in pratica in PD Roma?

Lionello Cosentino: Io credo che quello che è successo nel PD Roma derivi in gran parte dai grandi cambiamenti avvenuti a livello nazionale nell’ultimo anno. Le primarie per il candidato premier del dicembre 2012, le elezioni per il Parlamento nel febbraio 2013, ancora le primarie per la scelta del nuovo segretario nazionale del partito del dicembre 2013. C’è stato un gran rinnovamento della nostra classe politica e ciò ha portato anche a qualche comportamento discutibile. Tuttavia  è giunto il momento di guardare in avanti e, facendo anche lezione di quanto accaduto in passato, costruire un nuovo grande partito romano che sappia collegarsi ai ceti produttivi della città, essere aperto ai cittadini, in grado di lavorare insieme alla giunta e al sindaco per migliorare le condizioni di vita nella città e nei quartieri.

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Agatino Grillo: La vera forza del PD sono i Circoli ed i suoi iscritti che però spesso sono lasciati ai margini delle vere decisioni politiche che di solito vengono prese in stanze segrete. Che ne pensi?

Lionello Cosentino: A me piacciono i partiti fatti da persone vere, da gente viva che si impegna nel territorio e che sa ascoltare le esigenze e rispondere in modo concreto. Diffido dei partiti leaderistici nei quali le uniche discussioni avvengono nel talkshow televisivi. Ciò detto il PD è oggi forse l’unico partito con un vero radicamento sociale. I Circoli sono la vera forza del PD e devono riacquistare un ruolo centrale nelle decisioni del nostro partito. Tuttavia anche i Circoli devono cambiare il loro modo di essere. Occorre recuperare un rapporto più stretto e costante con la società civile: oggi c’è troppo distacco tra le nostre sezioni e i cittadini. Il partito deve aprirsi: oggi non basta più un partito di soli iscritti che non sappia guardare fuori di sé.

Agatino Grillo: In che modo pensi debba avvenire questa apertura dei Circoli e del partito?

Lionello Cosentino: Ci vuole maggiore trasparenza, maggiore comunicazione. Oggi abbiamo anche gli strumenti tecnologici, grazie al web e ai social network,  perché questo avvenga in modo semplice ed economico. Tuttavia non dobbiamo fare lo sbaglio “grillino” di pensare che tutto cambia e diventa open solo perché viene trasmesso in streaming. Le tecnologie sono di ausilio solo se prima c’è un’analisi ed una elaborazione politica, quindi un progetto. E il progetto del PD Roma è chiaro: aprire il partito alle persone che vogliono dare un contributo anche senza avere la tessera del PD.

Agatino Grillo: Hai in mente qualcosa di preciso?

Lionello Cosentino: Ho in mente quanto accadeva nel PD nazionale quando ero responsabile del forum sanità. Alle nostre riunioni venivano decine e decine di cittadini e professionisti, medici, infermieri, operatori sanitari. A certi convegni addirittura centinaia di persone. Questo è il modello che ho in mente: aprire nei Circoli tavoli di discussione ed elaborazione politica su temi utili, quali sanità, lavoro, welfare, trasporti.

Agatino Grillo: Passiamo al tema “giunta capitolina”.  Come giudichi l’operato del sindaco Marino e quali credi debba essere il ruolo del PD Roma nei confronti della sua giunta?

Lionello Cosentino: Io credo che il PD Roma aprendosi alla società darà una mano anche al nostro sindaco. Ignazio Marino è una persona libera che decide con la sua testa e questo è un fatto molto nuovo e direi positivo; consiglio però al sindaco di Roma di non chiudersi nelle sue stanze e nelle sue cerchie di fedelissimi: è molto importante avere accanto a sé rappresentanze di forze politiche, sociali e professioni altrimenti si corre il rischio di vivere in una torre d’avorio fuori dalla realtà.

Agatino Grillo: Grazie Lionello. Cosa vuoi dire ai cittadini romani e agli iscritti del nostro partito che a volte sono sfiduciati?

Lionello Cosentino: Io dico a tutti di avere fiducia nel futuro perché siamo noi gli artefici del nostro destino specie se sapremo unire le nostre forze. La sinistra serve a guardare con ottimismo al futuro.

Agatino Grillo: Grazie Lionello e buon lavoro.

Lionello Cosentino: Grazie a voi.

Per contattare Lionello Cosentino

Approfondimenti

Rassegna stampa

Articoli collegati

La segreteria del PD Roma

(Abbiamo chiesto a tutti i componenti della segreteria di autorizzarci a pubblicar ela loro email per "facilitare" la comunicazione tra iscritti, elettori, cittadini e Partito: di seguito le email di chi ci ha risposto ndr)





Nome

Cognome

Ruolo

Email

Lionello

Cosentino

Segretario

segretario@pdroma.net

Luciano

Nobili

Vicesegretario


l.nobili@partitodemocratico.it.

Marco

Tolli

Coordinatore della Segreteria

marco.tolli@alice.it

Giulio

Pelonzi

Organizzazione

organizzazione@pdroma.net

Ilaria

Feliciangeli

Riforme istituzionali, Capitale metropolitana


ilariafeliciangeli@hotmail.com

Khalid

Chaouki

Integrazione


chaouki_k@camera.it 

Marco

Causi

Economia


www.marcocausi.it (contatti)

Giulia

Urso

Cultura

giuliaurso@pdroma.net

Cecilia

Fannunza

Scuola


fannunza81@virgilio.it

Lucia

Zabatta

Lavoro

lucia.zabatta@tiscali.it

Raffaella

Petrilli

Sapere, Università, Ricerca

raffaella.petrilli@gmail.com

Membro di Diritto:

Invitati permanenti:

  • Tommaso Giuntella, Presidente dell’Assemblea
  • Francesco D’Ausilio, Capogruppo PD Assemblea Capitolina, email: francesco.dausilio@comune.roma.it
  • Carlo Cotticelli, Tesoriere, email: carlo.cotticelli@gmail.com
  • Alberto Tanzilli, Presidente della Commissione di Garanzia
  • Francesco Proni, Coordinatore circoli del lavoro

Circolo Alberone: “Dillo al PD! Questionario a iscritti ed elettori del partito Democratico” (17 febbraio 2014)

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Forti dubbi sulla “staffetta” di Renzi e sull’operato del PD, soddisfazione per le attività del Circolo ma non mancano i critici

In occasione delle Primarie per la scelta del segretario regionale del PD, il Circolo Alberone di Roma, via Appia Nuova 361, ha distribuito un questionario (qui in pdf ) per raccogliere le opinioni di iscritti ed elettori sul partito, sul circolo, sulle primarie, sulla recente “staffetta” alla guida del Governo nazionale.
Il questionario prevedeva quattro domande “chiuse” alle quali si chiedeva di rispondere indicando il livello di “soddisfazione” in una scala di valori compresa tra 1 (molto insoddisfatto) e 5 (molto soddisfatto) e due domande a “testo libero” per proporre suggerimenti al partito e al circolo (più una seconda pagina da riempire con dati anagrafici e statistici per profilare meglio il campione).
I questionari compilati sono inseriti via via che venivano riconsegnati su un PC per permettere l’elaborazione in “tempo reale” dei risultati relativi alle 4 domande chiuse.
I questionari compilati sono stati 103 rispetto a 109 votanti alle Primarie.

Domande a risposte chiuse

  1. Come valuti l’azione politica condotta dal Partito Democratico nazionale negli ultimi mesi?
  2. In particolare cosa pensi del cambio al vertice del governo operato dal segretario nazionale Matteo Renzi?
  3. Come valuti l’azione politica condotta dal Circolo PD Alberone negli ultimi mesi?
  4. Come valuti l’utilizzo dello strumento delle Primarie per la scelta delle cariche interne del PD?

Domande a testo libero

  • Vuoi segnalare qualche problema del nostro Municipio al Partito Democratico?
  • Vuoi proporre qualche iniziativa al Circolo PD Alberone?

I risultati delle domande a testo chiuso

1.    Come valuti l’azione politica condotta dal Partito Democratico nazionale negli ultimi mesi?

1. molto insoddisfatto        21,78%
2. insoddisfatto    24,75%
3. né insoddisfatto né soddisfatto    28,71%
4. soddisfatto    22,77%
5. molto soddisfatto    1,98%

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2.    In particolare cosa pensi del cambio al vertice del governo operato dal segretario nazionale Matteo Renzi?

1. molto insoddisfatto    24,75%
2. insoddisfatto    23,76%
3. né insoddisfatto né soddisfatto    23,76%
4. soddisfatto    15,84%
5. molto soddisfatto    11,88%

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3.    Come valuti l’azione politica condotta dal Circolo PD Alberone negli ultimi mesi?

1. molto insoddisfatto    5,94%
2. insoddisfatto    1,98%
3. né insoddisfatto né soddisfatto    36,63%
4. soddisfatto    40,59%
5. molto soddisfatto    14,85%

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4.    Come valuti l’utilizzo dello strumento delle Primarie per la scelta delle cariche interne del PD?

1. molto insoddisfatto    17,82%
2. insoddisfatto    4,95%
3. né insoddisfatto né soddisfatto    11,88%
4. soddisfatto    32,67%
5. molto soddisfatto    32,67%

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Circolo PD Lanciani di Roma: “Pane e cultura: lavoro e opportunità nel settore culturale” (12 febbraio 2014)

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Digitalizzazione, open data, beni culturali: costruiamo la nuova industria culturale italiana

Il 7 febbraio 2014 si è tenuto, presso il circolo PD Lanciani di via Catanzaro 3 a Roma,  un incontro pubblico dedicato alla cultura, “Pane e cultura: lavoro e opportunità nel settore culturale”: un confronto tra politici, operatori culturali, iscritti al partito e cittadini per riportare la cultura al centro dell’agenda politica del Paese.

Introduzione

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(Claudio Carassiti)

Introduzione a cura di Claudio Carassiti, Segretario del Circolo Italia-Lanciani e Marialuisa Sergio, Direttivo dello stesso Circolo, che hanno ricordato che la cultura non è un costo ma un investimento, un patrimonio d’inestimabile valore per l’Italia: per i giovani, per la ripresa dell’occupazione, per la crescita reale, per il consolidamento di una sfera pubblica democratica.
Claudio ha voluto ringraziare i presenti ed in particolare Guido Caprano consigliere PD del II Municipio, Raffaella Petrilli  in rappresentanza della segreteria del PD Roma, tutti i convenuti tra cui i rappresentanti dei Circoli PD Trieste-Salario  e Alberone.

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(Marialuisa Sergio)

Marialuisa ha presentato i relatori:

  • la deputata PD Flavia Piccoli Nardelli della Commissione Cultura della Camera
  • la consigliera comunale PD Valentina Grippo della Commissione Cultura di Roma Capitale
  • l’architetto Carlo Mazzei, Responsabile nazionale per “Università e ricerca” dei Giovani Democratici
  • Rita Borioni del Dipartimento cultura Partito Democratico moderatrice dell’incontro.

Rita Borioni

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(Rita Borioni)

Rita ha rapidamente ricordato come negli ultimi anni, a partire dalla famigerata espressione “con la cultura non si mangia” del fu ministro Tremonti, la situazione della cultura in Italia sia drammaticamente peggiorata.
I lavoratori della cultura sono oggi in una situazione disperata” ha ricordato Rita.
Fortunatamente  nel gennaio scorso la Camera ha approvato la proposta di legge Madia che apporta importanti modifiche al “Codice dei beni culturali e del paesaggio” riconoscendo finalmente le figure professionali che operano in quest’ambito: archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, antropologi, restauratori di beni culturali, eccetera.
Gravissima, secondo Rita Borioni, la situazione a Roma dove ormai si parla di “macerie della cultura”: ad otto mesi dall’insediamento della nuova giunta  i segnali sono pessimi: mancata nomina del Sovrintendente comunale, chiusura estiva delle Scuderie al Quirinale, sostanziale stato di abbandono del Macro, costato 40 milioni di euro ai romani, chiusura del teatro Palladium privato del ruolo-guida della Fondazione Romaeuropa.
“È importante opporsi, anche con proposte costruttive a tale declino” ha detto Rita in conclusione della suo intervento “e per tale motivo sono importantissimi incontri come quello organizzato dal Circolo Lanciani. Investire nella cultura è una scelta politica. Quando eravamo all’opposizione, al governo e al comune, il PD denunciava che in tutti paesi europei gli investimenti per la cultura crescevano proprio per rispondere alla crisi e rilanciare lo sviluppo mentre da noi diminuivano. Ora che siamo al governo dobbiamo essere coerenti e rilanciare la Cultura.”

Valentina Grippo

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Valentina Grippo, Consigliere Comunale, Presidente della Commissione Turismo, Moda e Relazioni internazionali e componente della Commissione Cultura   di Roma Capitale ha tratteggiato, nel suo intervento, l’evoluzione normativa del concetto di “bene culturale” anche in relazione alla prossima riforma del titolo V della Costituzione.
Fino a pochi anni fa, ha ricordato Valentina,  si parlava esclusivamente di “tutela” e “conservazione” dei beni culturali mentre adesso il focus è principalmente sulla “valorizzazione”: in quest’ambito l’Italia, e Roma in particolare, devono seguire gli esempi di Paesi come gli USA o la Gran Bretagna che, pur in presenza di patrimoni artistici ben inferiori a quello italiano, sono all’avanguardia nella loro valorizzazione..
“Occorre, in poche parole, riuscire a «portare al reddito»  il nostro patrimonio culturale ed artistico” ha detto Valentina Grippo “ovviamente evitando di trasformare tutto in semplice merchandising o paccottiglia varia e nel rispetto delle specificità del bene artistico”.
C’è purtroppo, ha notato il consigliere comunale, ancora una resistenza ideologica a questo passaggio culturale e tuttavia occorre agire, in fretta, per la costituzione di una reale “industria culturale” nazionale.
Questa è anche la richiesta che ci fa l’Europa attraverso il programma “Europa creativa”:  oggi i settori culturali e creativi rappresentano già il 4,5% del PIL dell’UE e danno lavoro a più di 8 milioni di persone. Tuttavia il potenziale di crescita dei settori culturali e creativi non è ancora pienamente sfruttato: l’Europa ritiene che, con sostegni adeguati, il loro contributo alla creazione di posti di lavoro e all’economia dell’UE potrebbe essere ancora più rilevante.
Il “mercato” culturale è ormai caratterizzato da globalizzazione e digitalizzazione: ciò modifica non solo il modo di fare e distribuire l’arte ma anche le modalità di fruizione.
Occorre dunque, ha sottolineato Valentina concludendo il suo intervento, fare cultura e valorizzare i beni culturali in modo nuovo, “facendo rete”.

Flavia Piccoli Nardelli

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Flavia Piccoli Nardelli, deputato del PD e segretario della  Commissione “Cultura, Scienze e Istruzione” della Camera ha svolto un brillante ed appassionato intervento illustrando anche ipotesi concrete di intervento.
La crisi che sta vivendo il nostro Paese è anche una crisi culturale” ha esordito Flavia “confermata dal diffuso scetticismo che accompagna ogni discorso sulla centralità della cultura per il presente e il futuro della società”.
La cultura è sicuramente una grande risorsa per il Paese ma la valorizzazione di questo patrimonio richiede politiche mirate e incisive, capaci di assicurarne la cura e l’utilizzo.
Secondo l’onorevole Piccoli è necessario un cambio radicale di prospettiva che renda possibile l’intreccio virtuoso tra una politica culturale coraggiosa e una politica industriale innovativa, capace di stimolare l’imprenditorialità italiana in un campo segnato da una concorrenza internazionale molto qualificata.
Riprendendo quanto detto da Valentina, Flavia è ritornata sul tema della “digitalizzazione dei contenuti culturali”, ribadendo che l’Italia si trova ad un bivio: “dobbiamo decidere se fungere esclusivamente da content provider, oppure diventare protagonisti della nostra cultura”.
I nuovi progetti europei, Horizon 2020 ed Europa Creativa, secondo Piccoli, impongono non più solamente la tutela, il riordino e la valorizzazione del bene culturale, ma chiedono di “produrre cultura”.
Il mondo italiano della cultura è fatto di realtà spesso piccole ed impreparate ad affrontare, senza le dovute strutture e senza adeguate consulenze, i bandi stessi. Troppo spesso in Italia l’aspetto creativo è confuso con quello esecutivo, questo mortifica la progettazione in favore di quello che è maggiormente misurabile sul piano burocratico.
Sempre sul tema del “sistema delle imprese culturali nazionali” Flavia si è poi lanciata in un’appassionata perorazione degli open data ricordando il recente recepimento anche in Italia della relativa normativa europea che prevede, per la prima volta, “l’apertura obbligatoria di biblioteche archivi e musei i cui dati debbono essere messi a disposizione dell’impresa culturale”.
L’obiettivo di tale direttiva è agevolare la creazione di prodotti e servizi a contenuto informativo estesi all’intera Unione basati su documenti del settore pubblico, andando verso una totale condivisione del patrimonio culturale europeo, in particolare grazie all’apertura dei dati nelle tre istituzioni cardine di questa Direttiva: biblioteche, musei e archivi.
In conclusione del suo intervento Flavia Piccoli ha ricordato che l’Italia ha due strade davanti a sé: “o restare mero fornitore di materia prima culturale, che sarà utilizzata da soggetti non italiani per creare valore a beneficio di altre economie, oppure essere protagonisti nel creare valore aggiunto in tutte le forme rese possibili dall’incontro di un patrimonio senza uguali con le potenzialità delle tecnologie informatico-digitali”.

Carlo Mazzei

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Carlo Mazzei, responsabile nazionale “Università e ricerca” dei Giovani Democratici, ha iniziato la sua prolusione denunciando la “crisi di identità e vocazione” che l’Italia attraversa da oltre 20 anni.
Il Paese ha perso la propria identità ed il proprio linguaggio, secondo Carlo, che ha invitato tutti, a cominciare dal partito Democratico, a riscoprire il senso vero delle parole e delle azioni politiche.
Passando al tema del dibattito, Carlo ha invitato a puntare con decisione su un nuovo sviluppo economico basato sull’industria dei saperi, dell’innovazione, della cultura, “materie prime” di cui il Belpaese abbonda.
Investire in cultura richiede però, secondo Mazzei, un ripensamento globale dell’azione politica nazionale e locale: non si può rilanciare ad esempio il turismo d’arte senza riformare il sistema globale dei trasporti.
Concludendo, Carlo, citando Walter Tocci, ha ricordato che siamo ormai la “società della conoscenza”: ben vengano dunque incontri pubblici come quello organizzato dal Circolo Lanciani perché diffondere dati e far crescere la coscienza sono le basi della nuova economia delle informazioni.

Contatti

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Claudio Carassiti, Segretario del Circolo Italia-Lanciani

Marialuisa Sergio, Direttivo del Circolo Italia-Lanciani

Rita Borioni, Dipartimento cultura Partito Democratico
FaceBook: https://www.facebook.com/rita.borioni
Email: r.borioni@partitodemocratico.it

Flavia Piccoli Nardelli, Commissione Cultura Camera dei Deputati

Valentina Grippo, Com. cultura Consiglio Roma Capitale

Carlo Mazzei, Resp. naz. Università e ricerca Giovani Democratici

Circoli PD

Approfondimenti

Articoli collegati (Circolo PD Lanciani)

Legge elettorale, la nuova mappa dei collegi: ecco chi vince e chi perde (Il Sole 24 Ore, 9 febbraio 2014)

Politica: 

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Uno degli effetti peculiari di questo sistema elettorale è che non sempre il seggio va a chi ha preso più voti. Questo è un problema per i piccoli partiti
Ma quel che è più problematico è che i piccoli partiti non possono sapere in anticipo in quali collegi otterranno i seggi che gli spettano in base alla loro percentuale di voti nazionale. E questa è la vera ragione dietro alla richiesta di candidature plurime

Partendo dai 475 collegi uninominali della Camera previsti dalla legge Mattarella il Cise ha ritagliato 148 collegi plurinominali. I collegi veri molto probabilmente saranno disegnati dal ministero dell'Interno visto che si parla di una delega al governo allo scopo. I collegi del Cise sono stati creati tenendo conto di alcuni vincoli. Hanno tutti tra 3 e 6 seggi, ma molti sono di 4. Sono contigui territorialmente e non superano i confini regionali. Il numero di abitanti è stato calcolato sulla base del censimento 2011 e si colloca mediamente intorno ai 400mila. Per la loro definizione non è stato utilizzato nessun criterio politico, storico o socio-economico.
Il punto di partenza per l'analisi è rappresentato dall'esito delle elezioni dello scorso febbraio ricalcolato sui 148 collegi-Cise. Le percentuali di voto che i partiti e le coalizioni hanno ottenuto allora sono stati poi modificati sulla base della media dei sondaggi delle ultime due settimane (si veda la tabella). In gergo, il tasso di variazione tra il dato di febbraio e quello di oggi è denominato "swing". Questo swing è stato applicato collegio per collegio. Questo modo di procedere, partendo dal risultato di febbraio, non altera la geografia elettorale. In altre parole restano costanti le aree di forza relativa dei vari partiti.
I seggi sono stati assegnati ai partiti e alle coalizioni di centrosinistra e di centrodestra tenendo conto delle attuali regole dell'Italicum. Solo i partiti coalizzati con una percentuale di voti uguale o superiore al 4,5% sono stati ammessi alla distribuzione dei seggi. Alla Lega è stata applicata la clausola prevista per i partiti regionali. La composizione delle coalizioni è una ipotesi di chi scrive.

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(i 148 collegi CISE, clicca per ingrandire)
Alla luce delle recenti dichiarazioni di Casini i voti dell'Udc sono stati sommati a quelli del Ncd. Se l'Udc si presentasse da sola non otterrebbe seggi. In base alla media dei sondaggi più recenti nessuna coalizione arriverebbe al 37% dei voti, che è la soglia prevista dall'Italicum per far scattare il premio di maggioranza. Quindi si andrebbe al ballottaggio tra centrosinistra e centrodestra. Nel nostro esercizio abbiamo simulato la vittoria dell'uno e dell'altro. In entrambi i casi il vincente ottiene 327 seggi cui sono da aggiungere quelli del Trentino Alto Adige, della Valle d'Aosta e della circoscrizione estero in cui si vota con regole diverse.
L'utilità di questa simulazione non sta nello stimare i seggi assegnati ai partiti ma nel far vedere come funzionano questi collegi plurinominali con questo sistema elettorale. Nel caso di vittoria del centrosinistra tutti i partiti perdenti, compresa quindi Forza Italia, eleggono al massimo un solo deputato per collegio. In 31 casi Forza Italia non ne ha alcuno. In questo scenario per chi non prende il premio i 148 collegi sono in pratica collegi uninominali. Quanto al Pd in 109 casi elegge i primi due nomi della lista, in 5 casi ne elegge 1 e in 2 casi ne elegge 4. Nell'ipotesi di vittoria del centrodestra invece il Pd ottiene solo un seggio in 118 collegi, due seggi in 27 e resta senza in 3 collegi. Forza Italia invece elegge 2 deputati per collegio in 70 casi e un solo deputato in 78. In nessun collegio resta senza seggi. Nella maggior parte dei casi, con questi dati, il secondo seggio scatta nei collegi del Sud.
Uno degli effetti peculiari di questo sistema elettorale è che non sempre il seggio va a chi ha preso più voti. Questo è un problema per i piccoli partiti. Data la complessa procedura di assegnazione dei seggi dal livello nazionale a quello locale succede che, in caso di vittoria del centrosinistra, in 17 collegi l'unico seggio del centrodestra venga conquistato dalla lista Ncd+Udc che pure in quei collegi è il partito della coalizione con meno voti. Ma quel che è più problematico è che i piccoli partiti non possono sapere in anticipo in quali collegi otterranno i seggi che gli spettano in base alla loro percentuale di voti nazionale. E questa è la vera ragione dietro alla richiesta di candidature plurime. Solo presentandosi in più collegi si può infatti ridurre il rischio di non essere eletto per aver scelto il collegio sbagliato.

Dettaglio dei collegi

Roma Forward!: workshop su “easy job” (9 febbraio 2014)

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Idee in movimento per guardare al futuro anche nel mondo del lavoro. “Roma Forward!” invita ad una riflessione comune su “mini job”, banca delle ore per il welfare, nuova occupazione

Il 5 febbraio 2014 ho partecipato a un workshop sul tema del “Job Act” organizzato da “Roma Forward!”.
L’incontro era dedicato ad approfondire il tema degli “easy job” e ha avuto luogo in un luogo magico, l’Accademia del superfluo.
Tra i presenti: il senatore Pietro Ichino, le deputate Giovanna Martelli  e Lia Quartapelle, Lorenzo Mattioli  presidente dell’associazione confindustriale ANIP, Associazione Nazionale Imprese di Pulizia e Servizi Integrati, Sergio Gallo vicepresidente dell'Authority sui contratti pubblici, avvocati giuslavoristi, imprenditori, professionisti, dirigenti di imprese pubbliche e private, cittadini interessati al tema, studiosi e amici dell'associazione “Roma Forward!”.

Accademia del superfluo, un posto magico

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(un momento dell'incontro all'Accademia del Superfluo)

Ci siamo riuniti a Roma presso il centro culturale “Accademia del superfluo” un posto veramente magico, un’associazione culturale e insieme una scuola di arti decorative che ha la particolarità di trovarsi all’interno della piccola chiesa sconsacrata di Santa Maria in Grottapinta, a pochi passa di Campo de' Fiori. Siamo stati accolti e “coccolati” dai padroni di casa Roberto e Andrea. L’Accademia del superfluo non la si può descrivere quindi andate a vederla (qui un video), vi dirò solo che a me ha fatto venire in mente subito la “Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts”  dei film di Henry Potter (scusatemi ho due figlie adolescenti …).
Andrea ha rapidamente illustrato ai presenti le finalità del centro culturale che vuole essere uno “spazio di divulgazione di temi sensibili e complessi” che usa la creatività come strumento e veicolo di attenzione da parte del pubblico perché “l’elemento estetico può aiutare a meglio comprendere argomenti apparentemente difficili e complicati”.

Emilio Ciarlo: presentazione di Roma Forward! ed introduzione al tema

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Emilio Ciarlo presidente di Roma Forward! ha aperto l’incontro con una breve presentazione dell’associazione.
Roma Forward!” è un’associazione di innovazione politica nata dopo lo scioglimento dell’omonimo comitato “Roma Forward per Matteo Renzi” costituito in occasione delle primarie del PD.
L’associazione intende essere un “luogo di confronto politico e culturale” ove approfondire collettivamente i temi dell’attualità politica, economica e sociale ed elaborare “proposte concrete” da presentare alla politica.
“Roma Forward!” è un network per il cambiamento fatto da persone che credono nell’innovazione, nel merito e mantengono uno sguardo aperto e cosmopolita sul futuro e che intende costruire insieme una comunità dove si lavori insieme a progetti condiviso usando la rete non solo come strumento operativo ma anche come modello del suo modo di agire.
Più in concreto l’associazione “Roma Forward!” nasce da un gruppo di persone che vivono a Roma e che, stanchi della crisi materiale, politica e umana in Italia, hanno deciso di partecipare attivamente alla vita politica del proprio Paese.
Roma Forward! organizza incontri di approfondimento, workshop, piccoli meeting informali all’insegna della libertà delle idee e di una informale creatività.
Roma Forward! fa parte di un network di associazioni simili che oggi sono attive a Milano, Bruxelles e New York.

Dal mini job all’easy job

L’incontro sugli “easy job”, ha spiegato Emilio Ciarlo, è un momento di “dialogo interattivo” , di work-in-progress tra specialisti e politici per arricchire il “Job Act” proposto in prima bozza dal nuovo Partito Democratico.
L’easy job non è un mini lavoro che sostituisce quello vero a tempo indeterminato ma un “easy job” o “smart job”, integrativo, senza complicazioni burocratiche, per “rafforzare il reddito di giovani, donne, pensionati o di chi cerca occupazione. Zero burocrazia, poche tasse ma con diritti e contributi pensionistici”.
L’idea nasce in Germania agi inizi degli anni 2000 durante il governo rosso-verde di Gerhard Schröder  e in oltre dieci anni di applicazione è stato utilizzato da oltre 7 milioni di persone cui ha consentito di arrotondare il reddito principale senza cadere nella trappola del lavoro nero o di aggiungere un ulteriore reddito al sussidio di disoccupazione.

Una introduzione giuslavorista al “mini job”

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(Sergio Grillo)

Gli avvocati Sergio Grillo  e Roberto De Rosa hanno svolto una sintetica ma completa presentazione sugli aspetti giuslavoristici dei “mini job” illustrando i punti di attenzione sui quali occorre lavorare per evitare abusi e discriminazioni dei lavoratori.
È molto importante, è stato fatto notare, che questo nuovo strumento che sembra indirizzato principalmente a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in particolari fasce sociali “deboli” (donne, studenti, disoccupati, inoccupati ultracinquantenni) o in settori merceologici in conclamata crisi (telecomunicazioni, imprese di pulizia ) goda di un regime fiscale e contributivo agevolato.
Occorrerà poi molta attenzione nell’innesto del “mini job” rispetto alle attuali forme contrattuali nazionali per trovare compatibilità tra le diverse “caratteristiche operative”.

Pietro Ichino: serve un “Codice del lavoro semplificato”

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Il senatore di Scelta Civica Pietro Ichino ha svolto una brillante analisi dei punti di debolezza del nostro mercato del lavoro mettendolo a confronto con quello dei paesi scandinavi (Finlandia, Svezia, Norvegia e Danimarca) caratterizzati da un altissimo tasso di occupazione.
In questi paesi, ha ricordo Pietro, circa il 18 % della popolazione attiva è occupata nei servizi alla famiglia mediante forme contrattuali, gestite direttamente dalla Pubblica Amministrazione, molto simili al “mini job” tedesco: le amministrazioni locali intervengono mettendo in contatto rapidamente e senza formalismi burocratici l’offerta di “mini lavori” (una mamma che vuole fare da baby sitter per altri bambini, un pensionato che si offre per tener aperta la biblioteca comunale anche di sera) con le richieste della cittadinanza o della comunità quasi fungendo da “banca ore” come già avviene anche in Francia.
Il senatore ha in particolare ricordato l’esperimento svedese “60 per 80” mediante il quale giovani “sessantenni” provvedono alle necessità degli ottantenni alle persone non autosufficienti.
Pietro Ichino ha quindi proposto che i “mini job” siano utilizzati anche in Italia principalmente dalla pubblica amministrazione locale e in particolar modo nel welfare alla famiglia e ai cittadini ricordando inoltre che la “legge Biagi” non si applica alla pubblica amministrazione.
Il Senatore Ichino ha infine esortato a impegnarsi per arrivare anche in Italia, senza sensi di colpa, ad unCodice del lavoro semplificato .

Giovanna Martelli: lavorare alla filiera complessiva del mondo del lavoro

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La deputata del PD Giovanna Martelli è intervenuta nel dibattito auspicando che il tema del “mini job” sia affrontato all’interno del più ampio tema della riforma del mondo del lavoro e del “job act” proposto dal Partito Democratico.
Giovanna ha anche ricordato che la riforma delle province obbliga a ripensare totalmente gli attuali “centri per l’impiego” e in generale la politica del lavoro fin qui seguita.
“Il Job Act è l’occasione” ha detto Giovanna Martelli “per lavorare alla filiera complessiva del mondo del lavoro”.

Altri interventi

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(Lorenzo Mattioli)

Al dibattito sono intervenuti tra gli altri Sergio Gallo vicepresidente dell’Authority sui contratti pubblici, Lorenzo Mattioli  presidente dell’associazione confindustriale ANIP, Associazione Nazionale Imprese di Pulizia e Servizi Integrati, Giuseppe Pannone  consigliere del PD alla provincia di Latina, Agatino Grillo (it’s me!) semplice cittadino, ciascuno commentando quanto discusso e fornendo nuove proposte sul tema.

Contattati e approfondimenti

Roma Forward!

Roma Forward!, associazione di innovazione politica, via dei Colli della Farnesina 130b, 00135, Roma

Emilio Ciarlo, presidente di Roma Forward!

Pietro Ichino

Pagina FaceBook https://www.facebook.com/IchinoPietro
sito web http://www.pietroichino.it/
e-mail: ichino@pietroichino.it

Giovanna Martelli

Lia Quartapelle

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Rassegna stampa su “mini job”

Il Job Act del Partito Democratico

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Fabio Melilli: rilanciare il PD Lazio nei territori e nelle città (7 febbraio 2014)

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(Fabio Melilli)

Fabio Mellili: questo è il momento di essere coraggiosi e guardare al futuro. Massimo impegno sul lavoro: rivedere i centri per l’impiego, nuovo piano energetico, banda larga vera e diffusa in tutta la Regione

Agatino Grillo: Buongiorno Fabio, vuoi presentarti?

Fabio Melilli: Ho 56 anni, sono laureato in Giurisprudenza. Ho lavorato a lungo in ANCI, l’associazione nazionale dei comuni italiani, e in ANCITEL, la società “tecnologica” di ANCI. Nel 2004 sono stato eletto Presidente della provincia di Rieti. Nel 2013 sono stato eletto Deputato. Sono componente della Commissione Bilancio e della Commissione Bicamerale sul Federalismo Fiscale della Camera. Il mio curriculum completo è disponibile qui

Agatino Grillo: Il 16 febbraio 2014 nel Lazio si vota, mediante primarie aperte, per eleggere il nuovo segretario regionale del Partito Democratico. Tu sei uno dei tre candidati, insieme a Marco Guglielmo e Lorenza Bonaccorsi. Perché ti candidi?

Fabio Melilli: Occorre fare un ragionamento un po’ articolato. Il PD in questo momento è, sia a livello nazionale sia a livello regionale, una forza politica di governo. Nel Lazio abbiamo vinto le elezioni e, data la situazione economica e sociale del Paese e dei territori locali, i cittadini guardano con attenzione e direi con forte aspettativa le nostre mosse. Il Partito deve intraprendere perciò azioni politiche concrete e significative per dare risposte ai cittadini. L’Italia ha bisogno di riforme profonde ed io sono sicuro che gli italiani saranno pronti a fare sacrifici se le forze politiche, e il PD in primis, sapranno dimostrare nei fatti e nei comportamenti di avere idee chiare per rilanciare lo sviluppo.
Il Segretario nazionale, Matteo Renzi, si sta muovendo molto bene da questo punto di vista e sta dimostrando che certi nodi che sembravano irrisolvibili come la legge elettorale o gli enormi costi della politica possono invece essere affrontati e risolti in modo rapido e vantaggioso per la collettività.

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Agatino Grillo: Questo come si traduce nel Lazio?

Fabio Melilli: Negli ultimi due anni, nei quali il Partito regionale è stato guidato da Enrico Gasbarra, il PD ha vinto in tutte le principali competizioni elettorali: a Roma con Marino, nel Lazio con Zingaretti, ma anche a Civitavecchia, Rieti e Viterbo, in una stagione politica oggettivamente difficile anche nel rapporto con i nostri elettori. Tuttavia ciò non basta. Il Lazio vive una crisi profonda in termini sociali e economici ed è compito del PD Lazio elaborare una nuova proposta politica che sappia partire dai nostri asset principali (cultura e turismo, PMI, Università, ricerca e nuove tecnologie) per formulare un piano condiviso di rilancio che punti al futuro.
Come ho già avuto modo di dichiarare la Regione Lazio “è un luogo che dobbiamo riformare”: non c’è bisogno del bisturi ma di politiche chiare e condivise.

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Agatino Grillo: Quali sono le tue idee per il Lazio?

Fabio Melilli: Occorre partire dalla situazione economica regionale che è drammatica: il 2013 è stato per il Lazio un anno di grave recessione; soltanto le esportazioni e il turismo hanno sostenuto la domanda mentre nell'industria continua la contrazione del fatturato e degli investimenti. Le esportazioni crescono tra l’altro solo per il comparto farmaceutico. La crisi si sente anche nel settore dei servizi che ha fortemente risentito del calo nei consumi delle famiglie, soprattutto nel commercio e nei trasporti. Secondo gli ultimi dati di Banca d’Italia nel 2013 l’occupazione in regione è scesa del 2,3 per cento su base annua, in modo generalizzato tra tutti i settori e rimane ampio il ricorso alla cassa integrazione.
Il partito deve muoversi in primo luogo per rilanciare sviluppo e occupazione attraverso la formulazione di nuove ricette anche innovative. La situazione del lavoro è drammatica dunque questo è il momento di esser coraggiosi. Dobbiamo rivedere rapidamente la struttura dei centri per l’impiego, ed indirizzare di più la formazione alle esigenze del mercato. Dobbiamo dotarci di un innovativo piano energetico e di un piano per la banda larga.

Agatino Grillo: Come pensi invece di rilanciare il partito democratico regionale?

Fabio Melilli: Anche qui credo che occorra partire da una puntuale ed onesta analisi della situazione. Nonostante le vittorie elettorali il partito regionale ha bisogno ricambio generazionale che collochi il Lazio all’avanguardia nel Paese: più iniziativa politica, più idee nuove, meno accordi tra le correnti e più iniziativa nei territori.
Si rischia altrimenti la disaffezione e le proteste tra i nostri iscritti ed elettori. Occorre un grande rinnovamento nel PD Lazio cominciando con il definire in modo chiaro quali sono le priorità: non serve al PD una politica fatta di tattica e cinismo,  che non ha a cuore il bene del Paese e dei territori. I cittadini sono stanchi di parole e attendono fatti concreti: la nostra base è spesso molto critica e ci chiede una chiarezza che sicuramente non è più rinviabile.

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Agatino Grillo: Come immagini il nuovo PD Lazio?

Fabio Melilli: Occorre ridare dignità politica agli organi elettivi ed esecutivi del partito regionale valorizzando le grandi energie degli iscritti e degli elettori che, come hanno dimostrato le ultime primarie nazionali, sono sempre pronti a impegnarsi su campagne concrete con obiettivi chiari. Sono rimasto molto colpito, negli scorsi mesi, dalla “ricchezza politica” e dalle capacità organizzative che si sono manifestate nei comitati sorti a supporto delle varie candidature alla segretarie nazionali; penso che tali esperienze siano da studiare con attenzione e da replicare perché sono riuscite ad aggregare tanti cittadini senza tessera del PD che pure volevano impegnarsi nelle primarie nazionali.

Agatino Grillo: I comitati per Matteo Renzi, Pippo Civati o Gianni Cuperlo si sono però sciolti dopo l’8 dicembre. L’azione politica non dovrebbe ritornare adesso nel suo alveo naturale cioè nel partito?

Fabio Melilli: Io credo che una ricchezza umana e politica come quella espressa dai comitati non debba andare sprecata anche se è ovvio che occorre dare nuovi obiettivi politici e modalità di intervento ai comitati. Ho visto con piacere che molti di questi comitati si sono trasformati in associazioni politico culturali con l’obiettivo di diventare piattaforma di confronto e di dialogo costruttivo tra la società civile e le istituzioni municipali, comunali, nazionali. Questo è molto importante e vorrei che questa diventasse una delle finalità del PD a livello regionale e nazionale: diventare strumento per colmare il gap tra cittadini e politica. Il PD, come fanno le associazioni e facevano i comitati, deve saper ascoltare le esigenze dei territori, organizzare la domanda, mettere in contatto i cittadini con gli eletti o il partito, essere garante della risposta, cioè della reale attuazione delle azioni richieste.

Agatino Grillo: Mi sembra un modello di azione politica simile ai meetup grillini. Non c’è il rischio di trasformarsi la politica in “sagra delle buone intenzioni” che punta tutto sulla riparazione delle buche per strada e sul miglioramento del ciclo dei rifiuti urbani?

Fabio Melilli: In primo luogo i meetup non sono una invenzione del Movimento 5 Stelle ma nascono in Europa e USA ben prima di Beppe Grillo. Sono espressione di una richiesta di “democrazia diretta” e della domanda di rappresentatività politica sui territori. Rappresentano un’esigenza e un modello sta studiare con cura e da non abbandonare nelle mani dei grillini. Tuttavia il rischio che indichi è reale. Il PD per fortuna, e a differenza del M5S, ha però un forte quadro di valori politici: si tratta di un programma di cambiamento radicale del Paese basato su rappresentatività, trasparenza, valorizzazione del merito, spinta all’innovazione, esaltazione della creatività.

Agatino Grillo: Cosa rimane di “sinistra” in un quadro del genere?

Fabio Melilli: Io credo che la nuova sinistra di questo inizio millennio debba avere il coraggio di mettere in discussione vecchi tabù e pigrizie mentali. La parola d’ordine che ci deve guidare è quella con cui Matteo Renzi inizia sempre i suoi interventi: “futuro”. Il mio slogan quando mi sono candidato alla Provincia di Rieti nel 2004 era: “Scegli il futuro”. Futuro vuole dire sviluppo, futuro vuol dire creare ricchezza e non solo vivere di rendita sul lavoro fatto dai nostri genitori e nonni. Per me sinistra vuol dire anche Green, Digital, Cultura, Territorio: parole che devono cessare di essere semplici slogan buoni per tutte le stagioni e devono diventare finalmente, davvero, le nuove leve dello sviluppo su cui investire.

Agatino Grillo: Qual è il ruolo dei Circoli del PD in questa tua visione?

Fabio Melilli: Ritorno ancora al ruolo delle associazioni vicine al PD sui territori. Ce ne sono tante e ne cito solo una perché l’ho conosciuta in questi giorni e conosco da tempo gli uomini e le donne che l’hanno animata: Bigbang Roma, una associazione che riunisce giovani, imprenditori, operai, studenti, professionisti, intellettuali che insieme lavorano per dare corpo a idee, progetti sani per produrre valore pubblico, bene comune.  In Bigbang Roma sono stati creati “gruppi di lavoro” su temi che sono vere emergenze nel territorio: edifici pubblici dismessi da recuperare, contrasto della illegalità locale (gioco d’azzardo, slot machine, usura), salvaguardia delle realtà culturali del territorio che rischiano di scomparire (teatri, cinema, botteghe di artigianato artistico, librerie), sviluppo di nuova imprenditoria e start-up.  Questo è un modello che anche nei circoli può essere valorizzato per renderli protagonisti delle scelte del Governo del nostro Partito.

Agatino Grillo: Perché mai un cittadino dovrebbe impegnarsi in queste attività? E se lo fa perché dovrebbe farlo nei Circoli del PD o nelle associazioni come Bigbang Roma?

Fabio Melilli:  Ogni giorno io constato che c’è una grandissima domanda di partecipazione alla vita sociale e politica delle nostre comunità. In Italia l’associazionismo e il terzo settore non sono mai stati in crisi: anzi la crisi della politica o meglio dei partiti ha dato nuovo slancio all’associazionismo. Essere associazione vuol dire infatti prendersi delle responsabilità, gli uni verso gli altri. E noi lo vogliamo, perché abbiamo l’opportunità di mostrare che si può ancora credere in qualcosa, che è bello ed è possibile impegnarsi per i propri valori e per il Paese.
Perché farlo nel PD mi chiedi? Sarò franco: perché il PD, il  nuovo PD che ho in mente, offre una soluzione ai problemi dell’Italia a differenza dei tanti movimenti populisti come il M5S e la Lega che pensano solo ai propri interessi elettorali. Siamo noi la vera forza del cambiamento nel Lazio.
Però il PD può diventare la casa dei cittadini italiani e del Lazio solo se cambia forma in tempi rapidi. Per citare le parole di un giovane democratico che ho ascoltato qualche giorno fa: “Voglio un partito leggero nella forma e pesante nei contenuti, un PD comprensibile ed accessibile alle persone Comuni”.

Agatino Grillo: cosa intendi per PD comprensibile e accessibile?

Fabio Melilli: La lontananza fra il Palazzo e la società civile è acuita dalla difficoltà con cui il cittadino riesce a conoscere  cosa accade dentro le “secrete stanze”. Nonostante i faticosi passi in avanti fatti anche grazie all’impegno di Matteo Renzi non vi è dubbio che sul tema della partecipazione, della trasparenza e della accountability si devono fare ulteriori sforzi.

Agatino Grillo: Su questo hai qualche proposta concreta?

Fabio Melilli: Un grandissimo passo in avanti lo si potrebbe fare con un approccio “open data” sulla falsariga di quanto fatto dal sindaco di Firenze o dalla struttura commissariale in Emilia (per citare due esempi importanti) che consente di conoscere fino al dettaglio i numeri del bilancio dei nostri comuni, oppure le donazioni ed i  finanziamenti erogati per il Sisma. Penso ad esempio ad un progetto “open Camere” che ribalti l’attuale schema e renda pubbliche e accessibili dalla rete tutte le sedute delle commissioni e dell’aula tranne quelle che richiedono una discussione riservata (ammesso che ve ne siano). Un progetto che consenta ai cittadini non solo di vedere dentro il Palazzo ma anche di interagire con i Parlamentari impegnati nella discussione dei provvedimenti fino a trasformare i lavori delle commissioni in una sorta di community.  Una iniziativa che consenta di poter rendicontare a chiunque ne abbia interesse le singole voci di spesa del bilancio e verificare l’impatto di queste spese sulla qualità della gestione.

Agatino Grillo: Una sorta di “democrazia elettronica”?

Fabio Melilli: Anche qui occorre non cadere nella eccessiva semplificazione o nel radicalismo grillino. Io penso alla costruzione di un “modello di buona politica” che sfrutti tutte le potenzialità della rete e ricostituisca un rapporto one to one fra cittadino ed eletto, rapporto che è entrato in totale sofferenza  con l’approvazione del Porcellum e con la crisi dei partiti tradizionali. La rete è una risorsa ma non è la soluzione. La soluzione la deve elaborare la politica. Dobbiamo tutti insieme tornare a dare dignità alla militanza ed alla partecipazione alle scelte vere e decisive per le sorti delle donne e degli uomini della nostra Regione.

Agatino Grillo: Grazie Fabio e buon lavoro

Fabio Melilli: Grazie a voi tutti

Per contattare Fabio Melilli

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Intervista a Marco Tolli, coordinatore segreteria PD Roma (6 febbraio 2014)

Politica: 

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(Marco Tolli, clicca per ingrandire immagine)

Costruiamo il PD Roma cominciando dai Circoli e dai quartieri. Sosteniamo le giunte municipali ma conservando autonomia politica

Agatino Grillo: Ciao Marco ti vuoi presentare?

Marco Tolli: Ciao Agatino e grazie per questa intervista che mi permette di dire qualcosa su di me, sulla città e sul Partito Democratico.
Parto da me: ho 36 anni e vivo a Labaro, un quartiere popolare della periferia nord di Roma. Qui a partire dai problemi del territorio è cominciato il mio impegno politico. Per molto tempo ho diretto il partito di Roma Nord e l’ho rappresentato nelle istituzioni locali seguendo soprattutto le questioni urbanistiche, il recupero delle aree svantaggiate, le opere pubbliche, i problemi di mobilità e la grande questione della difesa del suolo che in questi giorni è tornata di grande attualità.
Negli ultimi anni ho fatto parte della segreteria romana con la responsabilità delle politiche per le periferie. Il dipartimento che ho diretto per circa due anni ha condotto una indagine partecipata sulla nuova condizione economica, sociale e territoriale della periferia romana e ha promosso numerosi seminari finalizzati alla costruzione del programma di governo per Roma. Una bella esperienza, arricchita dall’apertura di una scuola di formazione per giovani quadri, selezionati dai territori, sulla storia del governo del territorio a Roma dal 62 ad oggi.

Agatino Grillo: In che consiste il tuo ruolo di coordinatore della segreteria del PD Roma?

Marco Tolli: In questi giorni, assieme al segretario Cosentino, stiamo visitando i quartieri maggiormente colpiti da fenomeni alluvionali. La nostra presenza non è solo la vicinanza del PD di Roma a persone che hanno perso tutto ma è anche un impegno a sostenere l’azione dei nostri Circoli che in questi territori lavorano per far incontrare le tante solitudini con le istituzioni locali e le strutture di soccorso. Anche nei quartieri dobbiamo tornare a svolgere una funzione di rappresentanza politica. È in questo modo che interpreterò il ruolo che Cosentino mi ha affidato: la segreteria che coordino ha il compito di costruire il PD in città.

Agatino Grillo: Il PD Roma sta (lentamente) cercando di ricostruire la propria organizzazione dato che negli ultimi 12 mesi i principali esponenti del partito capitolino hanno preferito candidarsi a cariche pubbliche causando tra l’altro il commissariamento del partito oltre che il suo azzeramento operativo. Che valutazione politica dai di quanto è accaduto?

Marco Tolli: Sul passato ognuno di noi ha fatto le sue valutazioni. Penso però che le difficoltà della fase politica che viviamo  debbano necessariamente portarci a guardare avanti e dividerci, semmai, sulle cose da fare. Formare e promuovere una nuova classe dirigente cittadina non basta: è tutta l’organizzazione del partito che deve porsi il tema di ricostruire un nuovo rapporto con la società. I circoli sono utili se rimuovono le barriere con l’esterno promuovendo partecipazione attiva, se tornano a formare gruppi dirigenti e, soprattutto, se hanno la possibilità di decidere sui temi del territorio di riferimento, della città, della politica nazionale. Devono tornare, attraverso nuove formule, ad essere veri punti di riferimento per i cittadini.

Agatino Grillo: A breve saranno elette le assemblee municipali degli iscritti ed i relativi segretari. Che senso hanno queste entità? Non sarebbe meglio rafforzare i Circoli trasformandole in assemblee dei delegati dei Circoli?

Marco Tolli: Nell’ultima direzione abbiamo deciso di far lavorare un gruppo che assieme al nostro responsabile per l’organizzazione dovrà costruire una proposta di formazione del governo politico e organizzativo dei territori. Sarà la direzione romana poi a scegliere come organizzare questi congressi che saranno celebrati nel mese di marzo. In ogni caso non possiamo limitarci a dare risposte organizzative a problemi di natura politica. Nei municipi abbiamo bisogno di coordinamenti che assumano fino in fondo la responsabilità del sostegno alle giunte locali senza però perdere quel diritto/dovere all’autonomia politica. Dobbiamo evitare appuntamenti burocratici e prove muscolari. Almeno io non ne sento il bisogno.

Agatino Grillo: Non pensi che il PD Roma dovrebbe migliorare la sua comunicazione con gli iscritti e elettori? Su PdRoma.net non ci sono neanche le email dei componenti della segreteria romana. Che ne pensi?

Marco Tolli: Dopo la nomina della segreteria si è formato un gruppo che ha iniziato a riflettere sulle cose da fare. Abbiamo certamente bisogno di rafforzare la comunicazione con i nostri iscritti e con le strutture periferiche. Dobbiamo rilanciare forme di comunicazione collettiva, migliorare il nostro rapporto con la stampa romana e nazionale e lavorare per una nuova immagine del PD in città. Il primo tassello sarà il nuovo sito che è in costruzione.

Agatino Grillo: Come consigliere all’ex Municipio XX ti sei occupato di urbanistica e in particolare del recupero delle aree svantaggiate e ti sei opposto alla manovra urbanistica della giunta Alemanno con la quale si voleva riaprire la strada al consumo di suolo e distruggere una ricchezza inestimabile come l’agro romano. Cosa ne pensi dei programmi della giunta Marino in quest’ambito? Cosa è stato fatto o quali sono i progetti? In che modo il PD può intervenire?

Marco Tolli: Il vero fallimento dell’amministrazione Alemanno consiste nel non aver messo in campo alcun intervento teso a contrastare la crisi che stiamo vivendo. Molte azioni erano sbagliate e lo abbiamo detto con grande determinazione. In particolare l’idea di procedere extra piano valorizzando nuove aree agricole. Bene ha fatto la giunta Marino ad annullare gli esiti del bando sull’housing sociale dando soddisfazione all’impegno profuso di cittadini e comitati. Per noi il piano approvato nel 2008 è il limite all’espansione di una città che ha costi di gestione enormi proprio per la sua ampiezza e per le basse densità. Ora serve attuare e gestire il piano per riqualificare la città e rimettere in moto un settore strategico nell’economia romana.

Agatino Grillo: Grazie Marco e buon lavoro

Marco Tolli: Grazie a voi

Per contattare Marco Tolli

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