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Banda larga – intervista al senatore Ferrante del PD

Politica: 

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Democratici Digitali (DD): Buonasera senatore Ferrante. Vuole presentarsi?

Francesco Ferrante (FF): Sono un senatore del Partito Democratico, subentrato in questa legislatura il 5 novembre 2009 al posto di Leopoldo di Girolamo, dimessosi perché eletto sindaco di Terni. Nella scorsa legislatura sono stato il capogruppo del PD in commissione ambiente. Oggi svolgo le funzioni di Direttore Generale del gruppo e faccio parte dell'esecutivo dell'associazione ecologisti democratici.

DD: Recentemente il governo Berlusconi ha annunciato la cancellazione dei fondi già stanziati per la banda larga. Che ne pensa?

FF: È una scelta miope che rivela l’incapacità di questo esecutivo. Si stanziano miliardi di euro per opere faraoniche di dubbia utilità come il ponte sullo Stretto di Messina e si impegnano decine di milioni di euro per la metropolitana di Brescia e si lascia nel cassetto un progetto che, con un investimento complessivo di 1,5 miliardi, porterebbe a un incremento del Pil di 2 miliardi, secondo le previsioni diffuse dal governo stesso, attraverso il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani, nei giorni scorsi. 

DD: Non investire sulla rete per ridurre il digital divide avrà effetto sull’occupazione?

FF: Il progetto banda larga ipotizzava il coinvolgimento in quattro anni, di 4mila ingegneri, 11mila tecnici, 28mila operai, 6mila impiegati. Anche queste sono stime diffuse dal governo, prima che i fondi fossero congelati in attesa di tempi migliori. Emerge una verità da troppo tempo nascosta agli occhi degli utenti: se i fondi sono stati girati agli ammortizzatori sociali e ad altri interventi, allora i soldi non sono stati dirottati soltanto da poche ore.

DD: Il governo Berlusconi sostiene che in tempi di crisi non ci si può permettere la banda larga …

FF: "In tempo di crisi non si investe sul futuro": è questa la morale che si trae dalla decisione del governo di congelare lo stanziamento di 800 milioni per la diffusione della banda larga e che suscita le dure e doverose critiche di Confindustria. Pur condivisibile, la necessità di impiegare le risorse per le emergenze anti-crisi, a partire dall’occupazione, sembra tralasciare gli effetti che la rinuncia a modernizzare le telecomunicazioni del paese potrà avere in termini di mancato incremento della produttività.

DD: Il Partito Democratico ha una proposta diversa su questo tema?

FF: La proposta del PD è quella che stavamo portando avanti nella scorsa legislatura, quando il ministro era Paolo Gentiloni e nella quale avevamo avviato un percorso di innovazione tecnologica che questa sciagurata decisione del Governo interrompe. Su questo tema la strada era tracciata: ora si tratta di portarla avanti pensando al futuro,  una pratica che purtroppo la destra italiana dimostra di non conoscere
 
DD: Grazie senatore e buon lavoro.
 

Chi è Francesco Ferrante?

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