Intervista a cura di Agatino Grillo
Marco Montemagno: Fonte - Flickr.com
Democratici-Digitali (DD): Buongiorno Marco. Può presentarsi rapidamente?
Marco Montemagno (MM): Abito in Internet da una dozzina di anni e di mestiere mi occupo di Tecnologia e Rete a 360° (divulgazione, business, start up, comunicazione,...). Sono cofondatore di Blogosfere e di Codice Internet insieme a Marco Antonio Masieri. Su Sky Tg24 curo e conduco da qualche anno un programma dedicato a Rete e media (IoReporter). Qui altre info su di me: http://www.visualcv.com/montemagno
DD: In USA e nei paesi più industrializzati sempre più la rete è diventata un elemento fondamentale delle strategie politiche dei partiti ed anche uno strumento per migliorare la comunicazione con gli elettori ed aumentare il consenso. In Italia invece sembra esserci meno attenzione al binomio politica ed internet; c’è un ritardo della politica italiana rispetto ai temi digitali?
MM: C'è un immenso ritardo, senza dubbio. Il problema è sia di cultura sia di business. Da un lato la stragrande maggioranza della classe politica italiana non ha idea di cosa voglia dire realmente Internet e di quali profonde trasformazioni stia apportando nella società e nella politica.
Dall'altro in Italia gli interessi consolidati nel sistema pubblicitario e mediatico frenano una rapida diffusione della Rete per paura che il business esistente possa essere cannibalizzato dall'online.
In prospettiva, come si dice in questi casi: Internet logora chi non ce l'ha.
DD: Che ne pensa dell’affermazione del "Partito dei Pirati" svedese alle recenti elezioni europee?
MM: Il "Partito dei Pirati" ha il merito di aver sollevato l'attenzione dei media su tematiche importanti come il diritto alla Rete e la neutralità della Rete. Nel merito è una vicenda estremamente delicata perché incrocia sia valutazioni giuridiche che possono portare a distorsioni pericolose (se condanno un "motore di ricerca" che si limita a indicizzare file sulla base dei contenuti, allora anche Google deve essere chiuso!) sia interessi economici dei protagonisti che andranno valutati nel medio periodo.
DD: Cos’è Codice Internet?
MM: È un progetto per divulgare la cultura di Internet in Italia e sensibilizzare le persone e le istituzioni sulle opportunità della Rete. Tutti i video e tutto il materiale degli eventi e delle iniziative realizzate si trova qui: http://www.codiceinternet.it
DD: Marco, lei è un protagonista della blogosfera ed anche un imprenditore digitale. Negli ultimi mesi i principali governi occidentali hanno reso pubblici i loro piani "digitali" per sconfiggere la recessione e incentivare l’economia digitale ("Digital Britain", piano Obama per il broadband, piano banda larga del governo italiano…). Che ne pensa? Sono iniziative utili? Che ne pensa del piano italiano di Romani e Brunetta?
MM: Sono tutte iniziative concentrate sul "ferro" e non sulla "cultura" della Rete. Il digital divide è composto da due elementi fondamentali: l'infrastruttura e la cultura.
È necessario sia potersi connettere (avendo quindi una infrastruttura) sia considerare l'online come un posto ricco di opportunità (e conoscendolo essere poi in grado di gestirne le problematiche).
Questo secondo aspetto non è un problema tecnologico è un problema culturale.
Ricordiamoci che quando si parla di banda larga stiamo usando una sineddoche: in altri termini quando si parla di banda larga si parla in realtà di Internet - la banda larga è una parte dell'insieme + grande che è Internet -, quello che si vuole portare alle persone non è il "cavo" ma sono i benefici che quel "cavo" ti può portare.
Riempire i paesi di fibra e di banda larga non implica che le persone useranno automaticamente il web (in tempi brevi mentre nel lungo periodo è un processo inarrestabile), se lo considerano soltanto una fredda tecnologia o un insieme di cavi (e soprattutto che lo useranno con una cultura e un'etica corretta. Posso usare Facebook per cambiare il mondo o per caricare le mie foto in discoteca...).
In Italia c'è bisogno di lavorare sulla consapevolezza delle persone rispetto all'online, c'è bisogno che i media tradizionali la smettano di lanciare fuorvianti segnali di allarme sul mondo digitale e c'è bisogno che la classe politica non legiferi senza competenze, su questa materia così delicata e di respiro mondiale.
DD: Un consiglio ad un italiano (giovane o meno giovane) che voglia iniziare un’attività imprenditoriale in rete.
MM: Guardare questo video di Jeff Bezos, fondatore di Amazon: http://www.youtube.com/watch?v=-hxX_Q5CnaA
DD: In questo momento negli Stati Uniti c’è un intenso dibattito sulla neutralità della Rete che vede contrapposta l’amministrazione Obama alle grandi aziende di TLC. Che ne pensa? Qual è la situazione in Italia e in Europa?
MM: Senza una Rete neutrale non esiste Internet. La neutralità della Rete è superiore ad ogni interesse economico e come tale va difesa ad ogni costo.
DD: Conosce il progetto di legge dei senatori PD Vita e Vimercati sulla neutralità della rete? Che ne pensa?
MM: Premesso che Internet non è di destra né di sinistra ma un diritto di tutti, credo che i temi affrontati siano quelli giusti ma sarà da valutarne un'eventuale attuazione.
DD: Ho provato a fare un'analisi comparata dei programmi dei 3 candidati alla segreteria del PD sui temi delle politiche digitali (sulla base delle mozioni presentate da Franceschini, Bersani e Marino). Purtroppo dalla lettura delle tre mozioni emerge un quadro desolante: nessun riferimento o quasi alle tematiche digitali: non si parla di rete, di internet, di software (breve accenni sull'universo solo nel documento di Marino...). Ha dei suggerimenti per il futuro segretario del PD sul tema dell'innovazione e delle politiche digitali?
MM: Solo 3 parole: Internet, Internet, Internet.
DD: I partiti italiani (ad eccezione del Partito Radicale che ha una storia a sé anche nell’ambito delle telecomunicazioni politiche e dell’IDV che sembra voler far tesoro del fenomeno Beppe Grillo) sembrano molto tiepidi rispetto alle nuove tecnologie; al di là delle dichiarazioni di principio né il PD né il PDL sembrano aver capito l’importanza della "comunicazione politica digitale". Perché? E cosa succederà a questi partiti tra pochi anni quando la "generazione Internet" sarà cresciuta e sarà maggioranza nel corpo elettorale?
MM: Chi fa politica oggi ha con la Rete più che un problema di "comunicazione politica digitale" un problema di "identità digitale".
La comunicazione online la puoi comprare, la puoi creare anche in modo artefatto.
L'identità digitale invece va vissuta perché deve corrispondere alla tua identità fuori dalla Rete.
Siamo passati da un sistema di "media pacchettizzati" ad uno di "media partecipati" e non ha senso creare campagne online per chi vive lontano dalle logiche di Internet.
Chi vuol fare politica oggi deve avere un'identità digitale/analogica (= presenza vera nel contesto dei social media, online e offline) coerenti, aggregare network di persone al tempo stesso vasti ma di nicchia e diventare "piattaforma" per la propria attività politica mettendo al centro della campagna non sé stesso ma il movimento. My 2 cents :)
DD: Grazie Marco!
MM: Grazie a voi.
Articoli collegati in questo sito
- Quanti posti di lavoro vale Internet?
- Il piano strategico di Obama per l’innovazione e l’economia digitale USA: patre prima e parte seconda
- Il piano per la "banda larga" in Italia – parte prima e seconda
- Commissione europea: economia digitale contro la recessione economica
- Digital Britain - parte prima
- Colloquio con Stefano Quintarelli su politica ed economia digitale (con alcuni suggerimenti per il futuro segretario del PD)
- Intervista all'onorevole Roberto Cassinelli (PDL) - Politica e politiche digitali
- Intervista a Guido Scorza sulle politiche digitali e dell'innovazione con alcuni suggerimenti al futuro segretario del PD
Link
- Il blog di Marco Montemagno
- Blogosfere
- Codice Internet







