a cura di Andrea Boscaro

Nei giorni in cui Google rischia una condanna per la diffusione del video in cui un disabile veniva umiliato da suoi coetanei, ci si divide fra chi, pur consapevole del bisogno di approfondire in qualche misura il controllo sul web senza snaturarne il dna di piattaforma aperta alla partecipazione "dal basso" e chi, forse meno avvezzo alle modalità di funzionamento di Internet, ne chiede una più rigida regolamentazione alla stregua degli altri media.
Di fatto però l'alternativa possibile non è fra una Rete pericolosa e anarchica ed una Rete sicura, come potrebbe sembrare al termine di un percorso di sua "messa in sicurezza": l'alternativa, qualora fosse tecnicamente possibile, è fra un Internet limitato e snaturato del suo ruolo originario di "ragnatela senza ragno" e un Internet appannaggio di pochi operatori soggetti a influenze di carattere politico, economico, culturale.
Pur ribadendo la necessità di approfondire la conoscenza delle tecnologie e le potenzialità da queste offerte sul fronte del monitoraggio delle illegalità che sono perpetrate sul Web e pur auspicando che siano sempre di più gli utenti stessi ed una cultura più diffusa di partecipazione etica e consapevole alla Rete a contribuire ad una auto-regolamentazione dei suoi contenuti, a mio avviso oggi una condanna di Google suonerebbe come una condanna allo sviluppo del libertà. Che nel 2009 si esercita soprattutto online.







