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Segreteria PD

Matteo Renzi, Leopolda & primarie: rassegna stampa e web, parte seconda (17 novembre 2012)

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La Repubblica, Il Corriere della Sera, Pubblico, Libero, Il Giornale

Renzi attacca: "Se perdiamo primarie il partito non tocchi i rottamatori" (La Repubblica)

Il sindaco di Firenze lancia il suo monito davanti ai propri comitati riuniti alla stazione Leopolda. E aggiunge: "Se vanno contro i nostri in periferia, vanno contro ciascuno di noi". La risposta dei vendoliani: "Faccia rispettare le regole ai suoi"
FIRENZE - In caso di sconfitta, il partito non tocchi i 'rottamatori'. È questo il monito lanciato da Matteo Renzi davanti ai suoi comitati alla convention della stazione Leopolda. Qualora i 'rottamatori' perdessero le primarie, "se toccano anche solo uno dei nostri in periferia - spiega il sindaco di Firenze - toccano ciascuno di noi. È bene che quelli del partito lo sappiano".
"Io - dice Renzi - ho detto che se perdiamo non chiederò premi di consolazione. Girando per l'italia qualcuno mi ha detto: te torni a fare il sindaco, ma a noi qui ci asfaltano". E poi aggiunge: "Se per caso si perde non scappo, non faccio un altro partito, non chiedo premi di consolazione e anche se me li offrono non li accetto. Ma questo non è un segno di debolezza è un segno di forza". Il sindaco di Firenze poi cerca di rassicurare i suoi: "A quelli che vengono da esperienze di partito pregresse, vorrei dire di stare sereni: in questi giorni arriveraà di tutto, frasine, minaccine. L'ultima settimana è la più difficile".

Renzi: «Portiamo a votare  anche la zia Concetta» (Pubblico)

«Vi diranno di tutto in questi otto giorni: se siamo bravi quel che ci entra da un orecchio ci esce dall’altro. Noi siamo sereni e sorridenti, non cediamo agli insulti. Non perdiamo di vista quel che stiamo facendo: la più grande scommessa politica mai fatta».
Applauso della sala, i rappresentanti dei comitati per Matteo Renzi. E lui, il sindaco rottamatore che si è lanciato nell’avventura delle primarie, li saluta tutti, li ringrazia, li incoraggia, dice che «ce la possiamo fare», ma se così non fosse, «alla peggio perdiamo: nessuno ci toglierà il fatto di esserci divertiti e di restare insieme dopo».
Eccoli lì, i suoi uomini, quelli che il partito non dovrà toccare anche se si perderà, «se toccano anche solo uno di noi in periferia toccano ciascuno di noi»: non è ancora la Leopolda ufficiale, quella degli interventi importanti dal palco (stasera previsti, tra gli altri, lo scrittore Alessandro Baricco e il politologo Roberto D’Alimonte), ma Renzi, a sorpresa (stupito anche lo staff), decide di presentarsi davanti ai comitati e parlare. Non un saluto, qualcosa di più. Per incoraggiare i suoi, a una settimana dal primo voto, ma prendere in considerazione anche la sconfitta.
Chiede ai suoi di fare i «mendicanti di voti», portiamo a votare anche «zia Concetta». Perché solo se gli elettori saranno tanti, qualche milione, il rottamatore può farcela. E sa che quella è la condizione essenziale. «Grazie a tutti», saluto, sfuma la musica, i renziani sciamano nella immensa, gelida sala. Hanno ancora una settimana per provare a fare il miracolo.

Da Don Mazzi a Baricco, appello a Renzi: «Cambia la politica» (Il Corriere della Sera)

Don Mazzi, Giorgio Gori, Alessandro Baricco: tanti gli interventi nel secondo giorno della convention che lancia il sindaco alle primarie
FIRENZE - Leopolda, secondo giorno. Da Don Mazzi a Baricco l'appello è univoco: «Matteo cambia la politica». Si susseguono sul palco gli interventi dei sostenitori del sindaco Renzi, in platea un migliaio di persone. Si parla di legge elettorale, esperienze politiche e anche di cultura alimentare. Nel mezzo gli spezzoni del video girato nelle 108 province italiane. Mentre l'intervento del sindaco è previsto nell'ultima delle tre giornate, a mezzogiorno.
DON MAZZI E PIERINO - Don Mazzi lancia il suo appello: «Matteo ti voglio lottatore, non diventare una mela marcia». E si definisce un “Pierino” anche lui, come era stato ribattezzato anche Renzi: «Dobbiamo scuotere l'albero della politica: devi lottare per la verità, per la democrazia, per una scuola che formi davvero e un'informazione che serva davvero a informare. Se anche tu diventi una mela marcia l'albero non potrà produrre buoni frutti». Ma non vuole usare il termine “rottamazione”: «Fatemi fare il prete – dice – le persone non si rottamano».
L'INTERVENTO DI BARICCO - Uno degli interventi più attesi era quello dello scrittore Alessandro Baricco, che anche l'anno scorso aveva partecipato al Big Bang: «Sono tornato dopo un anno e ora mi sento di poter usare “noi”». Poi una stoccata alla vecchia politica: «L'altra sera li guardavo in tv - ha raccontato - erano incantati, stavano in un futuro che non avevano inventato loro. Avevano la faccia che ho io quando gioco alla playstation». Ancora: «Sto vedendo tutti i personaggi della cultura italiana accodarsi dietro al carro di Bersani: com'è lontano tutto questo dalla partita che giochiamo qua; com'è lontano da qualsiasi coraggio». Non vuole parlare di riforme: «Quello che dobbiamo fare è rifondare il Paese, attraverso educazione: ripartiamo da qui». E alla domanda se sarebbe disposto a fare da ministro alla cultura a Renzi risponde: «Io ministro della cultura in un governo Renzi? Non sono la persona giusta per rappresentare e dirigere processi che hanno bisogno di una grande forza e determinazione, e anche di una generazione più giovane della mia. Naturalmente servono persone anche capaci di stare in ascolto; in ogni caso non è il posto mio».
L'INTERVENTO DI GORI – È salito sul palco della Leopolda anche Giorgio Gori, che non ci sta a passare da suggeritore di Renzi: «Hanno cercato di mettere un po' di zizzania fra noi, senza riuscirci, alimentando la stupidaggine dello spin doctor, del suggeritore. Ma chi conosce Matteo sa che lui ragiona con la sua testa. Secondo voi qualcuno può avergli suggerito di essere entrato nello studio di Sky con la cravatta viola?». E ancora dice: «Non è sempre stato facile qualcuno ha provato a strumentalizzare il mio passato professionale, io non ho fatto nulla di male, non sono portato a vergognarmi, anzi...».
I SONDAGGI - «Il quadro dei sondaggi è un quadro in cui siamo lì lì: se vota un numero di persone molto significativo la partita è aperta, se votano in pochi è più difficile vincere», aveva detto Renzi nella riunione del pomeriggio con i volontari dei comitati alla convention della Stazione Leopolda. «Siamo a un passo dal traguardo - ha aggiunto, rivolto ai volontari - e vorrei dirvi grazie per quello che avete fatto fino a oggi». «Le regole sono cambiate per cercare di restringere la partecipazione».

Da Empoli: «Nel progetto di Bersani c’è poco» (Pubblico)

«Ho lottato con tutte le mie forze per non essere quello che interrompe la cena, ma non ce l’ho fatta». Sorridente nonostante l’in fluenza, Giuliano Da Empoli sale sul palco della Leopolda giovedì sera fra gli ultimi. Sono le nove e quaranta, la sala sempre più gelida lentamente si ripopola dopo l’intermezzo a base di tortellini, verdure lessate e pappa al pomodoro. E lui, scrittore, ex assessore alla Cultura a Firenze, solitamente moderato, con quella sua erre strascicata da aristocratico francese, inaspettatamente comincia a sparare sul segretario Pier Luigi Bersani. Più precisamente, sul suo programma, lui che del programma di Matteo Renzi è il responsabile.
Da Empoli, non le sembra di avere esagerato? Ha detto che nel programma di Bersani non c’è niente.
Ed è così. Non c’è niente: robe tipo oracolo di Delfi. “Metteremo il lavoro al centro”. “La sanità deve essere un diritto garantito per tutti ”. Robe così. Siamo tutti d’ac cordo, ma come realizzi queste cose?
Dice che è lacunoso?
Scritto così il 98% degli italiani sono d’accordo, certo. Ma è di una vaghezza assoluta, il principio è quello della fiducia: rivendicato anche l’altra sera, al dibattito tv, dove il senso era “Io sono uno statista, so che poi il mondo è complicato”. Va bene, ma ci dica come vuole fare.
Sembra la Sibilla Cumana.
Addirittura!
Ma lo ha visto il suo programma? Sedici paginette di cui le prime tre di intestazione, sembra quelle tesine che si facevano a scuola, scritte larghe per finire prima. Tutte colorate, con questi oracoli… Se foste voi vi direbbero che parlate per slogan.
Invece sa cosa le dico? Che Bersani è più pop di Renzi!
E se Bersani è più pop, Renzi è più “vecchio ”?...
Manooo, è serio. Si è fatto un lavoro serio sul programma. Anche Nichi Vendola lo ha fatto: certo, il suo non è il nostro programma, ma gli riconosco un lavoro. Che non c’è nelle pagine di Bersani.
Che parla per oracoli…Non è che c’è un po’di suo risentimento personale, visto che a quel programma c’ha lavorato soprattutto lei?

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Renzi si prepara alla resistenza. E per il futuro organizza una corrente (Pubblico)

  • di Tommaso Labate

Quando attacca a parlare, e dice «se perdo», dietro le quinte qualcuno trattiene il fiato. E le ripete più volte, Matteo Renzi, quelle due parole che messe insieme danno il senso di una sconfitta annunciata.
«Se perdo». Tra i suoi c’è chi cerca di darsi la carica per affrontare l’ultimo miglio. «Guardate che qua giochiamo per vincere », sussurra a bordo palco il giovane Ernesto Carbone, cresciuto nell ’area di Enrico Letta. «Vinciamo e basta», scandisce invece Maria Elena Boschi, una delle tre front girl che hanno accompagnato il sindaco di Firenze in giro per l’Italia.
«Matteo», però, va per la sua strada.
Una strada che porta alla costruzione del suo futuro dopo quella sconfitta contro Pier Luigi Bersani che anche lui, ormai, ha messo in conto. Il passaggio chiave del suo intervento pomeridiano, lo stesso in cui lascia intendere che comunque non combatterà per delegittimare le primarie, è questo.
«Se vedete delle anomalie nel voto segnalatele tutte. Anche sulla mia pagina di Facebook. E non col rancore di chi dice “non riusciamo a vincere con queste regole”. Ma col sorriso sulle labbra».
È quello «il» segnale che Renzi, direttamente dal palco della Leopolda, manda al gruppo dirigente del partito. Un messaggio in codice che, debitamente decrittato, suonerebbe più o meno così: «Non metterò in discussione la competizione ed eviterò qualsiasi ricorso alle carte bollate».
Perché il rischio di una macchina che finisca per fare acqua da qualche parte –soprattutto se si supereranno i due milioni e mezzo di votanti –c’è. E basta niente per accendere un fiammifero che può trasformarsi in un incendio. D’al tronde è un rischio che avvertono anche i bersaniani. «A settembre e ottobre, alcuni grandi poteri si sono mossi per evitare che Bersani vincesse. Adesso che si sono resi conto che invece vince di sicuro, qualcuno si darà da fare per delegittimare la partita», confidava l’altro giorno a qualche amico Miguel Gotor, il capofila degli intellettuali bersaniani. Lo spettro che agita gli incubi del comitato del segretario, in fondo, può partire da un nonnulla e trasformarsi in un dramma. «Basta una telecamera che inquadra due ragazzi che urlano “volevamo votare per Renzi ma ai gazebo ce l’hanno impedito” e qualcuno può scatenare un putiferio ….», dice a microfoni spenti uno degli spin doctor del leader pd.

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Primarie, finora 430 mila registrati (La Repubblica)

Renzi organizza il contro-scrutinio Di Pietro si autoinvita: noi voteremo Bersani o Vendola

  • di Simona Poli e Massimo Vanni

FIRENZE — Bersani 41, Renzi 26.
A una settimana dalla domenica delle primarie, il sondaggio realizzato dall’Swg per la trasmissione Agorà, su Rai Tre, fotografa il segretario del Pd in vantaggio sul sindaco di Firenze. Anzi, secondo l’istituto di Trieste Renzi perderebbe qualcosa rispetto alla settimana precedente: il confronto tv non avrebbe spostato niente.
Renzi parla di sondaggi diversi e sprona i suoi supporter riuniti alla Leopolda: «Siamo lì lì, se vota un numero di persone significativo la partita è aperta, se votano in pochi è più difficile vincere», dice invitando tutti alla mobilitazione.
E ammette che forse insistendo troppo sulla “rottamazione” si è giocato molti voti tra gli anziani. E quale sia il clima interno al Pd lo dice la riunione dei comitati presieduta dallo stesso Renzi: sul modello di ciò che una volta faceva il Pci, anche i renziani hanno organizzato una conta parallela dei voti rispetto a quella ufficiale. Sarà insomma una specie di contro-scrutinio.
Un esercito di 40mila volontari, assicura dallo staff renziano Lino Paganelli, è già pronto domenica 25 a presidiare i 9mila seggi: raccoglieranno i dati dello scrutinio seggio per seggio per trasmetterli ad un loro “cervellone” centrale.
Della serie: non ci fidiamo abbastanza. «Queste regole ci penalizzano », dice del resto Renzi ai suoi. La stessa Leopolda — la convention che si chiude oggi a Firenze — è causa di scontro: «Avevamo chiesto di registrare qui gli elettori ma il comitato organizzatore ce l’ha negato», protesta Davide Ermini a nome dei renziani. Che temono code e ingorghi per domenica 25: alle primarie per Bersani del 2009 l’affluenza fu di 3,1 milioni, mentre fino a ieri gli elettori registrati erano circa 430 mila.
Anche Di Pietro sprona i suoi elettori ad andare a votare alle primarie. «Spero che vincano le proposte alternative al governo Monti, che sono quelle di Vendola e, ultimamente, anche di Bersani », annuncia il leader dell’Idv.

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Bersani: Firmano Battiato e Maccanico. Bianco schiera trenta nomi liberal (La Repubblica)

“L’ex ministro garanzia di riformismo”
ROMA — «Alle primarie di centrosinistra voteremo per Bersani per una ragione essenziale: ha tenuto unito il partito e lo sta portando a vincere le elezioni». Lo afferma un appello promosso dal senatore pd Enzo Bianco, che ha coinvolto trenta esponenti liberal del centrosinistra.
Tra i firmatari figurano gli ex ministri Antonio Maccanico e Luigi Nicolais, l’ex senatore Stefano Passigli, il manager Pasquale Pistorio e il cantautore, nonché neo assessore in Sicilia, Franco Battiato. L’appello sottolinea la «forza riformatrice» e «l’impegno per le liberalizzazioni» di Bersani.

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Primarie Pd, la battaglia delle iscrizioni Il partito: già registrati 430 mila votanti. Il team dello sfidante: alla Leopolda non si può (Il Corriere della Sera)

ROMA—Oltre 430 mila già registrati. Più della metà online.
Entra nel vivo la sfida delle primarie per il candidato premier del centrosinistra che si terrà il 25 novembre in quasi 9 mila seggi sparsi in tutta Italia.
Per scegliere tra Pier Luigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola, Bruno Tabacci e Laura Puppato occorre registrarsi e pagare 2 euro, operazione che potrà essere fatta direttamente in ciascun seggio, portando certificato elettorale e documento d’identità. Ma preregistrarsi, negli uffici elettorali od online, renderebbe tutto più snello, per questo i comitati lo raccomandano.
Si fa più rovente anche la battaglia per la vittoria finale.
Con i due favoriti dai sondaggi, Bersani e Renzi, che si punzecchiano.
«Va alla grandissima » dichiara Bersani. Mentre Renzi rimarca che le regole lo «penalizzano». Entrambi schierano supporter di peso.
Antonio Di Pietro annuncia che parteciperà alle primarie e non voterà per Renzi: «È neoliberista e filo Marchionne. Appoggiamo proposte alternative a Monti. Mi auguro vincano Bersani o Vendola». «Con tutto quello che ha combinato Di Pietro non solo in queste ultime settimane, ma negli ultimi 15-20 anni,meglio così», risponde il rottamatore a stretto giro. Mentre Vendola loda la scelta «giusta» e Bersani raffredda: «Benissimo: ognuno voti chi vuole, ma non si ricostruisce la foto di Vasto».
Per Bersani si schierano anche Dacia Maraini, Giuseppe Tornatore, Paola Concia e Aurelio Mancuso. Spera in un successo del sindaco fiorentino, invece, Marco Pannella: «Ritengo che l’elezione di Renzi possa rappresentare una svolta importantissima in tutta la politica italiana», dice a Radioradicale.
Chiarendo però che il rapporto con il Pd è ancora tra concorrenti. A distanza replica il concorrente Bruno Tabacci: «Renzi è un giovane interessante ma ha idee leggere.
Abbiamo bisogno di rottamare ladri e imbecilli».
Intanto però l’attenzione è ai numeri. Gli oltre 430 mila che si sono registrati sono ancora molto al di sotto dei 3milioni, cifra raggiunta nelle scorse primarie e in quelle precedenti, ma, fa notare Nico Stumpo, coordinatore delle primarie, «a quel numero si arrivò in una giornata sola. Quella del voto. Quindi bisogna aspettare.
Quello che è straordinario — aggiunge il responsabile organizzazione del Pd — è la partecipazione dei volontari.

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La finanza si accomoda nel salotto di Renzi (Il Giornale)

  • di Nicola Porro

La zuppa,ahi lei, continua a occuparsi delle primarie del Pd. Purtroppo il motivo è banale:è la finanza,il nostro ingrediente preferito, a volersi occupare del partito democratico.
E in particolar modo di Matteo Renzi.
La storia di Davide Serra si conosce. Solo pochi giorni fa il finanziere con base (da più di 15 anni) a Londra è intervenuto ufficialmente alla Leopolda.
New entry nel club renziano è quella di Paolo Basilico. Si tratta del fondatore di una delle rarissime società indipendenti nel settore del risparmio gestito, senza grandi banche alle spalle. Con sede a Milano Kairos è una roba seria,i suoi prodotti sono considerati eccellenti, e il gruppo ha poco meno di 120 dipendenti. Martedì scorso ha annunciato di volersi pappare la sim italiana di Julius Baer, pagandola con il 20 per cento del capitale di Kairos. Il tamtam milanese sostiene che è il primo passo per un mutazione nel tempo dell’azionariato di Basilico. Può darsi..
Schivo, rarissimamente compare sui giornali,se non per dare una lettura tecnica della situazione economica, ha ottimi clienti sull’asse Milano Torino. Il 6 novembre ha preso carta e penna, anzi ha preso la sua tastiera ed ha mandato una mail a un gruppo selezionato di giovani clienti. Titolo della lettera: «Primarie Pd un’opportunità che non possiamo perdere». E poi, senza molti giri di parole:«Sono un italiano che vive una profonda sfiducia verso la classe politica.
Uno dei tanti. Non vedo nessuno in grado di rappresentarmi e coltivo l’idea di non andare a votare, per la prima volta nella mia vita.
So che il 25novembre ci saranno le primarie del Pd. Bersani da una parte, Renzi dall’altra. Il primo è la vecchia politica che ben conosciamo. Il secondo è l’unica vera novità, con Grillo, di questa campagna elettorale. Sento dire che è troppo giovane, che non è pronto, che parla bene ma è vuoto. A me sembra uno che ha coraggio e che ascolta. Mi basta».
Si tratta di un endorsement pieno. E le righe che seguono lo confermano in maniera ancora più articolata. «Capisco d’un tratto che le primarie del Pd sono di gran lunga l’evento politico più importante degli ultimi anni, potenzialmente molto più importante delle elezioni politiche del prossimo anno. Non ho mai votato Pd...Capisco

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Il piano B di Renzi: fondo una corrente per scalare il partito (Libero)

In caso di sconfitta il sindaco darà vita alla sua area. Intanto manda dei guardiani anti-brogli a vigilare sulle primarie  

  • dall’inviato a Firenze ELISA CALESSI

È la prima volta che lo dice.
La prima che Matteo Renzi mette in conto un piano B. Nel caso perda, non sparirà. Farà una corrente, anche se non la chiama così. Darà un seguito al movimento di gente che ha deciso di seguirlo nell’avventura delle primarie. «Nessuno ci toglierà il fatto di stare insieme dopo», dice all’assemblea dei comitati, secondo giorno della convention alla Leopolda. Ed è una novità anche quell’avverbio: “do po”. Perché va bene puntare su “adesso”, come dice lo slogan,ma anche il “dopo” è importante.
«Nel tour ho sempre detto che non voglio premi di consolazione. E ogni volta il referente locale mi diceva: “Bene, ma a noi qui ci asfaltano”.
Se per caso si perde», scandisce, «io non scappo. Non me ne vado a fare un partito e non chiedo premi di consolazione, ma non è un segno di debolezza. Se toccano anche solo uno di noi in periferia, toccano ciascuno di noi. Lo dico all’ala democristian-comunista del partito». Non è sola la denuncia di possibili ritorsioni nei confronti dei renziani. «Sappiate che in questi giorni vi diranno di tutto, frasine e minaccine. Rispondete con il sorriso». C’è questo, ma c’è altro: la garanzia di un piano B nel caso di sconfitta. La rassicurazione, a chi lo segue, che non sarà lasciato solo. Farà valere il suo peso.
Nel partito e non solo. Vuol dire, innanzitutto, che Renzi pensa di partecipare al congresso del Pd, previsto per il 2013. Il piano B, insomma, è prendersi il partito. Magari non candidandosi in prima persona, ma appoggiando un altro.
Si parla di Graziano Del Rio, presidente dell’Anci, che ha parlato qui il primo giorno. E poi fra pochi mesi si voterà per il Parlamento, per tre consigli regionali e in alcune grandi città, a cominciare da Roma. «Logico che se Matteo prende il 30, 35%», spiegano i suoi, «le liste e i candidati non le potrà decidere solo Bersani». Del resto conviene anche al segretario: «Il Pd senza Matteo è al 25%. Con lui può superare il 35%, Bersani sarà il primo a volerlo coinvolgere», si ragiona nei corridoi della Leopolda.
Ora, però, bisogna motivare per l’ultimo miglio. «Se ciascuno di voi porta a votare 5 persone, vinciamo.
I sondaggi dicono che siamo lì lì, a due punti da Bersani». I punti deboli, ammette, sono due: gli anziani (il blocco elettorale tradizionale del Pd) e alcune parti del Paese, come la Puglia (terra dalemiana).

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Articolo collegato

Primarie PD Lazio: si vota il 12 febbraio 2012

tratto da PD Lazio

 

Il 12 febbraio 2012 nel Lazio tornano (finalmente !) i gazebo del PD per le primarie: si vota per eleggere il segretario regionale del partito.

Tutti possono votare.

 

I candidati sono 4 (in ordine alfabetico di cognome):

  1. Giovanni Bachelet (qui la scheda di presentazione ufficiale sul sito del PD Lazio)
  2. Enrico Gasbarra (qui la scheda di presentazione ufficiale sul sito del PD Lazio)
  3. Marta Leonori (qui la scheda di presentazione ufficiale sul sito del PD Lazio)
  4. Marco Pacciotti (qui la scheda di presentazione ufficiale sul sito del PD Lazio).

Perche si vota?

Con le primarie del PD dell'ottobre 2009 (quelle che hanno eletto Bersani segretario nazionale) sono stati aletti anche i segretari regionali: nel Lazio è risultato eletto Alessandro Mazzoli, lista Bersani, che ottiene però solo la maggioranza relativa del 44%. Mazzoli viene inizialmente appoggiato da una parte degli eletti della mozione Franceschini che però lo "sfiduciano" dopo le elezioni regionali del 2010 (perse).

Nel settembre 2010 il PD Lazio viene commissariato da Bersani: il commissario è Vannino Chiti che impiega oltre un anno per prendere atto del fatto che le "correnti laziali" del PD non sono in grado di giungere ad un accordo.

Il 2 dicembre 2011 Chini annuncia che si svolgeranno le primarie e che le candidature vanno consegnate entro il 10 dicembre.

Qui trovate maggiori informazioni sui "casini" del PD Lazio dal 2009 al 2011:

Come si vota?

Si vota con il "doppio turno" all'italiana. Dal 15 dicembre 2011 al 22 gennaio 2012 votano solo gli iscritti al PD così che le correnti possano "contarsi" (e prepararsi alle future spartizioni ….). Il 12 febbraio 2012 saranno montati i gazebo nelle piazze e potranno votare tutti.

Si sa già chi vincerà?

I "commentatori politici" danno per sicuro vincente Enrico Gasbarra appoggiato ufficialmente dai big del partito: Bersani, Dalema, Veltroni.

Lo "schema" sarebbe questo: accordo "unitario" su Gasbarra a febbraio in cambio della "sponsorizzazione" della candidatura di Zingaretti alle elezioni per il sindaco di Roma nel 2013. Un perfetto schema da prima Repubblica in cui la volontà degli "elettori" alle primarie non sembra essere una variabile presa in considerazione.

Bachelet rompe le uova nel paniere

La candidatura di Giovanni Bachelet ha rotto le uova nel paniere di chi pensava di gestire lo scambio "candidato segretario" contro "candidato sindaco" non nei gazebo e nelle urne ma nelle stanze segrete del partito. Bachelet si è infatti autocandidato in maniera pubblica e "trasparente" il 6 novembre dalle pagine del quotidiano "Europa" (qui il link) senza chiedere il permesso dei "capi bastone" democratici. Intorno alla sua candidatura e al suo programma si sono aggregati numerosi nomi e volti del PD (qui la lista http://www.eadessoilpdlazio.it/?page_id=131). Il 15 dicembre 2011 Bachelet ha organizzato un incontro pubblico per presentare il suo programma a palazzo Rospigliosi, via XXIV maggio 43, Roma dalle ore 19,30.

Marta Leonori

Marta Leonori, 34 anni, membro della direzione nazionale del PD (eletta in quota Marino) e direttrice della Fondazione Italianieuropei (la fondazione di Massimo Dalema) è la candidata "ufficiale" dell'area del PD che fa riferimento a Ignazio Marino; sembra che la candidatura di Marta sia stata decisa in totale autonomia da Ignazio marino in persona senza consultare nessun'altro provocando molti mal di pancia tra i "marinettiani" e facendo "imbufalire" Massimo Dalema. Secondo i commentatori più caustici si tratta di una mossa che serve solo a "contare" il peso della corrente di Marino nel PD Lazio.

Marco Pacciotti

Anche Pacciotti è considerato dell'area "Marino"; la sua sarebbe una candidatura "di protesta contro la scelta "in solitario" di Ignazio Marino di candidare Leonori. Al suo fianco si è schierata Livia Turco.

Rassegna web

Link utili

Lettera al segretario del Partito Democratico (dal sito http://www.davidemontanaro.it/)

Politica: 

Ricevo da Davide Montanaro e volentieri pubblico

montanaro

Lettera al segretario del Partito Democratico, On. Pierluigi Bersani
Caro segretario Bersani, chi ti sta scrivendo è un ragazzo, un semplice studente di periferia che come tutti, malgrado i tempi, ha dei sogni nel cassetto e vorrebbe vedere un Paese pronto a prendere per mano progetti di vita, iniziative e farli diventare realtà, una realtà per tutti. Ho deciso di scriverti questa lettera, una iniziativa che molti altri miei compagni, anzi, nostri compagni, hanno preso, cercando di lanciare un messaggio che però, peccato, nessuno ha saputo percepire. Eʼ scontato dirti che il mio timore più grande è quello di vedere, ogni giorno di più, il Partito Democratico, il mio partito, il partito di milioni di italiani, essere piegato in due dai dolori forti che dirigenti, ad ogni livello, alimentano senza esclusione di colpi. Ecco, è di quei milioni di italiani che, nonostante tutto, sostengono ancora un sogno iniziato quasi 3 anni fa, di cui ti vorrei parlare . Eʼ iniziata male la strada del PD, nessuno lo può negare, abbiamo perso le politiche del 2008, ma non tanto facili sono stati i primi chilometri percorsi, non a causa di ostacoli piazzati lì dalla parte politicamente avversa, ma per colpa di qualche corridore che, pur di arrivare prima degli altri, ha fatto sgambetti a tutto il gruppo. Ma sappiamo essere fieri di appartenere alla sinistra italiana? Una cultura politica, invidiabile da tutti, tramandata da un partito storico, quale il Partito Comunista Italiano, non può affiancarsi ad una cultura cosiddetta “centrista”. Il centro non esiste. In qualsiasi cosa, si è o di sinistra o di destra. La via di mezzo mi fa paura, sembra quasi un paradiso fiscale della politica, dove non interessa da che parte vieni, lʼimportante è che sei lì, con loro, ad aspettare che qualcuno ti corteggi, unʼammucchiata insomma.

Continua a leggere sul sito di Davide Montanaro

Intervista a Giuseppe Lupo, candidato segretario regionale PD per la Sicilia (mozione Franceschini)

[img_assist|nid=111|title=Giuseppe Lupo|desc=|link=none|align=left|width=286|height=232]

Democratici-Digitali (DD): Buonasera onorevole Lupo. Può presentarsi rapidamente?

Giuseppe Lupo (GL): Certamente. Ho 43 anni, sono nato a Palermo  e sono laureato in “Relazioni Industriali”. Ho iniziato la mia attività come delegato sindacale all'Enel e nel 2001 sono stato eletto segretario generale della Cisl di Palermo. Nel 2008 mi sono candidato all'Assemblea Regionale Siciliana  col Partito Democratico ottenendo 11.161 preferenze. Sono candidato alla segreteria regionale del PD Sicilia nelle primarie del 25 ottobre 2009.

DD: Può sintetizzarci il suo programma quale candidato segretario PD siciliano? I temi digitali hanno importanza nel suo programma?

GL: L'idea che condivido con Dario Franceschini è essenzialmente quella di un partito aperto alla società civile e al contributo di tutti i cittadini. Alcuni contenuti della mia mozione derivano dal programma partecipato di Rita Borsellino recentemente eletta deputata europea nella lista del Pd. Naturale che questa idea di partecipazione politica dal basso trovi la massima espressione su Internet e sui nuovi mezzi di comunicazione, utili non solo per garantire la libertà di stampa e di pensiero o la partecipazione alla vita politica da parte della gente, ma anche per assicurare lo sviluppo sociale e culturale dei cittadini attraverso un dibattito continuo e aperto.

DD: Il suo sito web http://www.giuseppelupo.it/ è utile per il colloquio con i cittadini? Le scrive molta gente? La sua pagina su Facebook è anche un modo per ridurre la distanza tra cittadini e politici?

Primarie del 25 ottobre 2009 – tutto quel che c’è da sapere

Politica: 

[img_assist|nid=109|title=|desc=|link=none|align=center|width=393|height=168]

Cosa sono le primarie del PD del 25 ottobre 2009?

Con le primarie i cittadini che si riconoscono nei valori del Partito Democratico votano per scegliere il segretario nazionale del partito tra tre candidati:

  1. Dario Franceschini
  2. Pierluigi Bersani
  3. Ignazio Marino.

Chi può votare alle primarie?

Possono votare tutti i cittadini che abbiamo compiuto i 16 anni (serve un documento di identità). Possono votare anche i cittadini extracomunitari (con permesso di soggiorno) e gli studenti ed i lavoratori fuori sede.

Quando si vota?

Domenica 25 ottobre dalle ore 7.00 alle ore 20.00 (attenzione torna l’ora solare!).

Come si vota?

Il voto si esprime tramite e soltanto attraverso un unico segno tracciato su una delle liste dei candidati. Non è previsto voto di preferenza.

La politica digitale del PD – colloquio con Ivan Scalfarotto

[img_assist|nid=106|title=Ivan Scalfarotto|desc=Fonte - Wikipedia|link=none|align=left|width=223|height=286]

Democratici Digitali (DD): Buongiorno Ivan e grazie per la collaborazione. Ti vuoi presentare rapidamente?

Ivan Scalfarotto (IS): Sono nato a Pescara nel 1965. Laurea in giurisprudenza a Napoli. Dal 1995 comincio a lavorare in banca e a spostarmi per il mondo: tre anni e mezzo a Londra, quasi tre anni a Mosca (lavorando tra Russia, Ucraina e Kazakhstan) poi nuovamente a Londra.
Nell’estate del 2005 mi sono candidato alle primarie dell’Unione sfidando Prodi, Bertinotti, Di Pietro, Mastella, Pecoraro Scanio e Simona Panzino ed arrivando sesto con 26.912 voti, pari allo 0,6%. Alle primarie del 2007 sono stato eletto all’Assemblea Costituente del Partito Democratico. Collaboro con "L’Unità" e sono stato ospite fisso delle ultime tre serie del programma televisivo "Crozza Italia Live" andate in onda su La7 nel 2007 e nel 2008. Tutti i dettagli nel mio blog. Nelle primarie 2009 faccio riferimento alla "mozione Marino"

DD: Recentemente il commissario EU Reding ha reso pubblico il piano per "Digital Europe" (qui  qui in italiano) che si pone obiettivi ambiziosi per il prossimi 5 anni. L’Italia non solo è il fanalino di coda dell’Europa Digitale ma anche il piano "Romani" annunciato trionfalmente solo qualche mese fa dal governo Berlusconi per portare la banda larga in tutta Italia ora è privo di finanziamenti CIPE. Perché il PD non fa sentire la sua voce su questo tema cruciale per il nostro futuro?

IS: Purtroppo molti nel Partito Democratico non hanno le conoscenze e la lungimiranza necessaria a comprendere quanto tematiche come queste siano fondamentali per il futuro e lo sviluppo dell'intero sistema paese, le sue industrie, le sue scuole, la sua informazione. Altri invece pensano che si tratti di un tema importante ma laterale, e in fin dei conti le emergenze sono altre. Io credo che rincorrere sempre l'emergenza del momento ci consenta solo di mettere delle toppe e mai di risolvere i problemi. Le emergenze si risolvono con progetti ambiziosi e investimenti a lungo termine, e la diffusione della banda larga è fondamentale per costruire un paese moderno e pronto ad affrontare le sfide che lo attendono.

Debora Serracchiani: "La politica e la rete"

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Democratici Digitali (DD): Buongiorno Debora. Vuole presentarsi rapidamente?

Debora Serracchiani (DS): Sono nata a Roma il 10 novembre 1970. Vivo a Udine dove esercito la professione di avvocato. Dal 21 marzo 2009  la mia vita é cambiata totalmente. Ora sono deputata al Parlamento europeo, sono in continuo movimento e sono candidata alla segreteria regionale del PD in Friuli Venezia Giulia.

DD: Lei rappresenta uno dei volti nuovi del Partito Democratico. In un certo senso è stata "lanciata" dalla rete e poi eletta al Parlamento Europeo anche grazie ad un uso intelligente delle opportunità offerte dalla comunicazione digitale e dalle nuove tecnologie del web 2.0 (Youtube, Facebook, Flickr, Technorati, Twitter, eccetera). A suo avviso l’uso della rete è stato utile per la sua vittoria alle europee o in ogni caso le sue idee si sarebbero imposte?

DS: Sono sicura che la rete, e soprattutto il grande successo su Youtube del mio intervento del 21 marzo 2009, sia stata determinante per far arrivare il mio messaggio ad un numero molto elevato di persone. Confido molto nella comunicazione via web; i principali strumenti che utilizzo sono: Facebook, YouTube, Twitter, Hellotxt, Ning, IntenseDebate (e Disqus) e il mio blog su Wordpress.

DD: Alcuni commentatori sostengono che nel PD, oltre ad una contrapposizione di linee politiche, ci sia anche una contrapposizione "generazionale" (vedi ad esempio Stefano Quintarelli ) tra chi rappresenta gli interessi di un elettorato "anziano" e chi rappresenta (al momento in maniera minoritaria) gli interessi della nuova "generazione internet". Che ne pensa?

DS: Nel PD ci sono le avvisaglie per un"salto generazionale", ma è ancora presto per parlare di "generazione internet". Tra i "dirigenti" PD il grado di alfabetizzazione informatica (e digitale) è solo in pochi casi abbastanza elevato mentre, se non altro per ragioni anagrafiche, i "giovani" del PD dimostrano particolare dimestichezza con i nuovi media ma non sono ancora sufficientemente "giovani" per essere considerati nativi digitali (termine con il quale in genere si indicano i nati dalla seconda metà alla fine degli anni '80). Sono convinta che ci sia bisogno di un patto generazionale e non mi piace l’idea della contrapposizione; ciò non toglie che nel PD ci sia bisogno di rinnovamento.

Luigi Vimercati: "Ancora una volta la libertà della Rete è in pericolo"

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Democratici Digitali (DD): Buonasera senatore e grazie per la collaborazione. Può presentarsi rapidamente?

Luigi Vimercati (LV): Sono un senatore del Partito Democratico, segretario della commissione Infrastrutture e Comunicazioni e membro della commissione bicamerale di Vigilanza sulla Rai; nel governo Prodi sono stato sottosegretario alle Comunicazioni. Mi sono occupato di innovazione tecnologica per la Provincia di Milano in qualità di Assessore alle Attività Produttive e all'Innovazione.

DD: Lei è primo firmatario, insieme al senatore Vita, del disegno di legge sulla neutralità della rete. L’onorevole Cassinelli del PDL ha affermato  che il "testo è condivisibile nei principi ma che può essere migliorato negli aspetti più pratici. Lo intendo come una base di partenza per un <<manifesto>> a tutela delle politiche dell’innovazione tecnologica". Che ne dice? Potrebbe diventare il testo di base per un accordo bipartisan sulla neutralità della rete?

LV: Il nostro testo inizierà il percorso parlamentare al Senato quest'autunno. Mi fa ovviamente piacere che l'on Cassinelli sia disponibile ad un lavoro comune. Ma alla Camera andrà più tardi. Il testo è ovviamente aperto ad altri contributi come del resto è già avvenuto con il grande dibattito che si è svolto sulla rete nella primavera scorsa, migliaia di contatti decine di documenti, emendamenti e nuove proposte.
Mi auguro che prevalga un giudizio di merito da parte della maggioranza e non la solita contrapposizione.
Vedremo in commissione quale sarà la posizione di PDL e Lega.

DD: Il 14 settembre scorso è stato assegnato alla Commissione Giustizia della Camera un
disegno di legge a firma degli onorevoli Pecorella e Costa attraverso il quale si manifesta l'intenzione di rendere integralmente applicabile a tutti i "siti internet aventi natura editoriale" l'attuale disciplina sulla stampa. Ancora una volta la libertà della Rete è in pericolo?

LV: Purtroppo sì, la libertà di informazione è in pericolo nel nostro Paese e con essa anche la libertà della Rete. Già nel provvedimento di legge sulla sicurezza vi era il tentativo di mettere il bavaglio ai blog, con l'assimilazione dei siti internet ai giornali. E quindi con l'obbligo di rettifica quasi immediata. Dobbiamo batterci per la libertà della rete perché è questa la nuova trincea della battaglia per le libertà democratiche in Italia e nel mondo.

Franceschini & Morassut – il partito plurale che vogliamo (Roma, 22 settembre 2009, Teatro Capranica)

Politica: 

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Video dell’intervento di Morassut (su YouTube)

Dario Franceschini e Roberto Morassut hanno riunito i loro sostenitori di Roma e del Lazio in vista dei congressi nei circoli del PD.
Tantissimi i temi affrontati con passione e senza ambiguità: identità del partito, ruolo dei circoli, riformismo, alleanze, elezioni regionali, opposizione, il mondo della scuola. Morassut sfodera gli artigli contro il consociativismo.

Cosa ha detto Roberto Morassut

Roberto Morassut ha esordito sottolineando l’importanza del processo democratico innescato dal confronto tra le tre mozioni in lizza per la segreteria del PD.
"Migliaia di cittadini e di iscritti  si stanno confrontando e stanno discutendo dei problemi del partito e dell’Italia" ha detto Roberto.
Il PD è l’unico vero motore democratico in campo dentro il Paese, che vive una drammatica crisi democratica dovuta in gran parte al comportamento del governo di Berlusconi.
Il 26 ottobre 2009, quali che siano i risultati delle primarie, il PD dovrà presentarsi unito e compatto per affrontare e vincere le elezioni regionali previste per marzo 2010.

Perché la mozione Franceschini?

Roberto ha ricapitolato i motivi per i quali la mozione Franceschini è la scelta giusta per il PD.
In primo luogo perché questa mozione è l’unica che ipotizza il PD come "casa comune" dei riformisti italiani. Il PD deve essere plurale, fondato sull'incontro, la fusione, l'intreccio delle esperienze di donne e uomini provenienti da storie e culture diverse. Il PD deve essere un partito che riconosce il valore delle differenze e che, tenendo conto dell'apporto di ciascuno, sia in grado di creare contaminazione culturale, pensiero nuovo, identità nuova.

Rimettere la politica in circolo: acceso confronto tra le tre mozioni al Circolo Alberone di Roma (Serracchiani contro Scalfarotto contro Raciti)

A cura di Agatino Grillo

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Aggiornamento: disponibile il video della serata (Facebook, grazie a Corrado)

Presso lo "storico" circolo Alberone del PD romano ha avuto luogo il 16 settembre 2009, dalle 21.00, un appassionato confronto tra i rappresentanti delle tre mozioni per la nuova segreteria del PD.
Erano presenti:

  1. Debora Serracchiani per la mozione Franceschini
  2. Ivan Scalfarotto per la mozione Marino
  3. Fausto Raciti per la mozione Bersani.

Come nella migliore tradizione "americana", i rappresentanti delle tre mozioni sono stati "tartassati" dalle domande degli iscritti e simpatizzanti che hanno affollato (fino a mezzanotte!) i sotterranei del circolo dove si è svolto l’incontro (mentre fuori pioveva, sottoterra la temperatura sfiorava i 40 gradi; è proprio vero che la politica è sudore …).
Non sono mancati colpi di fioretto, stoccate, sciabolate e veri e propri fendenti anche tra i tre "moschettieri": insomma un’assemblea politica come non se ne vedevano da tempo con il pubblico vero e grande protagonista per le sue domande incalzanti ed irrispettose.
Il politico più citato? Obama! (A quanto pare è il riferimento per tutte e tre le mozioni).
Nel seguito una breve sintesi (incompleta e non imparziale) del dibattito. Qualcuno ha ripreso in video l’evento per cui prima o poi c’è anche la speranza di vederlo su YouTube. Intanto qui, su Facebook, ci sono le foto dell’incontro.
Avviso importante: gli iscritti del circolo Alberone voteranno per le primarie il 26 settembre 2009 preso il circolo Don Orione. Prego prendere nota!

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