
La Repubblica, Il Corriere della Sera, Pubblico, Libero, Il Giornale
Renzi attacca: "Se perdiamo primarie il partito non tocchi i rottamatori" (La Repubblica)
Il sindaco di Firenze lancia il suo monito davanti ai propri comitati riuniti alla stazione Leopolda. E aggiunge: "Se vanno contro i nostri in periferia, vanno contro ciascuno di noi". La risposta dei vendoliani: "Faccia rispettare le regole ai suoi"
FIRENZE - In caso di sconfitta, il partito non tocchi i 'rottamatori'. È questo il monito lanciato da Matteo Renzi davanti ai suoi comitati alla convention della stazione Leopolda. Qualora i 'rottamatori' perdessero le primarie, "se toccano anche solo uno dei nostri in periferia - spiega il sindaco di Firenze - toccano ciascuno di noi. È bene che quelli del partito lo sappiano".
"Io - dice Renzi - ho detto che se perdiamo non chiederò premi di consolazione. Girando per l'italia qualcuno mi ha detto: te torni a fare il sindaco, ma a noi qui ci asfaltano". E poi aggiunge: "Se per caso si perde non scappo, non faccio un altro partito, non chiedo premi di consolazione e anche se me li offrono non li accetto. Ma questo non è un segno di debolezza è un segno di forza". Il sindaco di Firenze poi cerca di rassicurare i suoi: "A quelli che vengono da esperienze di partito pregresse, vorrei dire di stare sereni: in questi giorni arriveraà di tutto, frasine, minaccine. L'ultima settimana è la più difficile".
Renzi: «Portiamo a votare anche la zia Concetta» (Pubblico)
«Vi diranno di tutto in questi otto giorni: se siamo bravi quel che ci entra da un orecchio ci esce dall’altro. Noi siamo sereni e sorridenti, non cediamo agli insulti. Non perdiamo di vista quel che stiamo facendo: la più grande scommessa politica mai fatta».
Applauso della sala, i rappresentanti dei comitati per Matteo Renzi. E lui, il sindaco rottamatore che si è lanciato nell’avventura delle primarie, li saluta tutti, li ringrazia, li incoraggia, dice che «ce la possiamo fare», ma se così non fosse, «alla peggio perdiamo: nessuno ci toglierà il fatto di esserci divertiti e di restare insieme dopo».
Eccoli lì, i suoi uomini, quelli che il partito non dovrà toccare anche se si perderà, «se toccano anche solo uno di noi in periferia toccano ciascuno di noi»: non è ancora la Leopolda ufficiale, quella degli interventi importanti dal palco (stasera previsti, tra gli altri, lo scrittore Alessandro Baricco e il politologo Roberto D’Alimonte), ma Renzi, a sorpresa (stupito anche lo staff), decide di presentarsi davanti ai comitati e parlare. Non un saluto, qualcosa di più. Per incoraggiare i suoi, a una settimana dal primo voto, ma prendere in considerazione anche la sconfitta.
Chiede ai suoi di fare i «mendicanti di voti», portiamo a votare anche «zia Concetta». Perché solo se gli elettori saranno tanti, qualche milione, il rottamatore può farcela. E sa che quella è la condizione essenziale. «Grazie a tutti», saluto, sfuma la musica, i renziani sciamano nella immensa, gelida sala. Hanno ancora una settimana per provare a fare il miracolo.
Da Don Mazzi a Baricco, appello a Renzi: «Cambia la politica» (Il Corriere della Sera)
Don Mazzi, Giorgio Gori, Alessandro Baricco: tanti gli interventi nel secondo giorno della convention che lancia il sindaco alle primarie
FIRENZE - Leopolda, secondo giorno. Da Don Mazzi a Baricco l'appello è univoco: «Matteo cambia la politica». Si susseguono sul palco gli interventi dei sostenitori del sindaco Renzi, in platea un migliaio di persone. Si parla di legge elettorale, esperienze politiche e anche di cultura alimentare. Nel mezzo gli spezzoni del video girato nelle 108 province italiane. Mentre l'intervento del sindaco è previsto nell'ultima delle tre giornate, a mezzogiorno.
DON MAZZI E PIERINO - Don Mazzi lancia il suo appello: «Matteo ti voglio lottatore, non diventare una mela marcia». E si definisce un “Pierino” anche lui, come era stato ribattezzato anche Renzi: «Dobbiamo scuotere l'albero della politica: devi lottare per la verità, per la democrazia, per una scuola che formi davvero e un'informazione che serva davvero a informare. Se anche tu diventi una mela marcia l'albero non potrà produrre buoni frutti». Ma non vuole usare il termine “rottamazione”: «Fatemi fare il prete – dice – le persone non si rottamano».
L'INTERVENTO DI BARICCO - Uno degli interventi più attesi era quello dello scrittore Alessandro Baricco, che anche l'anno scorso aveva partecipato al Big Bang: «Sono tornato dopo un anno e ora mi sento di poter usare “noi”». Poi una stoccata alla vecchia politica: «L'altra sera li guardavo in tv - ha raccontato - erano incantati, stavano in un futuro che non avevano inventato loro. Avevano la faccia che ho io quando gioco alla playstation». Ancora: «Sto vedendo tutti i personaggi della cultura italiana accodarsi dietro al carro di Bersani: com'è lontano tutto questo dalla partita che giochiamo qua; com'è lontano da qualsiasi coraggio». Non vuole parlare di riforme: «Quello che dobbiamo fare è rifondare il Paese, attraverso educazione: ripartiamo da qui». E alla domanda se sarebbe disposto a fare da ministro alla cultura a Renzi risponde: «Io ministro della cultura in un governo Renzi? Non sono la persona giusta per rappresentare e dirigere processi che hanno bisogno di una grande forza e determinazione, e anche di una generazione più giovane della mia. Naturalmente servono persone anche capaci di stare in ascolto; in ogni caso non è il posto mio».
L'INTERVENTO DI GORI – È salito sul palco della Leopolda anche Giorgio Gori, che non ci sta a passare da suggeritore di Renzi: «Hanno cercato di mettere un po' di zizzania fra noi, senza riuscirci, alimentando la stupidaggine dello spin doctor, del suggeritore. Ma chi conosce Matteo sa che lui ragiona con la sua testa. Secondo voi qualcuno può avergli suggerito di essere entrato nello studio di Sky con la cravatta viola?». E ancora dice: «Non è sempre stato facile qualcuno ha provato a strumentalizzare il mio passato professionale, io non ho fatto nulla di male, non sono portato a vergognarmi, anzi...».
I SONDAGGI - «Il quadro dei sondaggi è un quadro in cui siamo lì lì: se vota un numero di persone molto significativo la partita è aperta, se votano in pochi è più difficile vincere», aveva detto Renzi nella riunione del pomeriggio con i volontari dei comitati alla convention della Stazione Leopolda. «Siamo a un passo dal traguardo - ha aggiunto, rivolto ai volontari - e vorrei dirvi grazie per quello che avete fatto fino a oggi». «Le regole sono cambiate per cercare di restringere la partecipazione».
Da Empoli: «Nel progetto di Bersani c’è poco» (Pubblico)
«Ho lottato con tutte le mie forze per non essere quello che interrompe la cena, ma non ce l’ho fatta». Sorridente nonostante l’in fluenza, Giuliano Da Empoli sale sul palco della Leopolda giovedì sera fra gli ultimi. Sono le nove e quaranta, la sala sempre più gelida lentamente si ripopola dopo l’intermezzo a base di tortellini, verdure lessate e pappa al pomodoro. E lui, scrittore, ex assessore alla Cultura a Firenze, solitamente moderato, con quella sua erre strascicata da aristocratico francese, inaspettatamente comincia a sparare sul segretario Pier Luigi Bersani. Più precisamente, sul suo programma, lui che del programma di Matteo Renzi è il responsabile.
Da Empoli, non le sembra di avere esagerato? Ha detto che nel programma di Bersani non c’è niente.
Ed è così. Non c’è niente: robe tipo oracolo di Delfi. “Metteremo il lavoro al centro”. “La sanità deve essere un diritto garantito per tutti ”. Robe così. Siamo tutti d’ac cordo, ma come realizzi queste cose?
Dice che è lacunoso?
Scritto così il 98% degli italiani sono d’accordo, certo. Ma è di una vaghezza assoluta, il principio è quello della fiducia: rivendicato anche l’altra sera, al dibattito tv, dove il senso era “Io sono uno statista, so che poi il mondo è complicato”. Va bene, ma ci dica come vuole fare.
Sembra la Sibilla Cumana.
Addirittura!
Ma lo ha visto il suo programma? Sedici paginette di cui le prime tre di intestazione, sembra quelle tesine che si facevano a scuola, scritte larghe per finire prima. Tutte colorate, con questi oracoli… Se foste voi vi direbbero che parlate per slogan.
Invece sa cosa le dico? Che Bersani è più pop di Renzi!
E se Bersani è più pop, Renzi è più “vecchio ”?...
Manooo, è serio. Si è fatto un lavoro serio sul programma. Anche Nichi Vendola lo ha fatto: certo, il suo non è il nostro programma, ma gli riconosco un lavoro. Che non c’è nelle pagine di Bersani.
Che parla per oracoli…Non è che c’è un po’di suo risentimento personale, visto che a quel programma c’ha lavorato soprattutto lei?
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Renzi si prepara alla resistenza. E per il futuro organizza una corrente (Pubblico)
Quando attacca a parlare, e dice «se perdo», dietro le quinte qualcuno trattiene il fiato. E le ripete più volte, Matteo Renzi, quelle due parole che messe insieme danno il senso di una sconfitta annunciata.
«Se perdo». Tra i suoi c’è chi cerca di darsi la carica per affrontare l’ultimo miglio. «Guardate che qua giochiamo per vincere », sussurra a bordo palco il giovane Ernesto Carbone, cresciuto nell ’area di Enrico Letta. «Vinciamo e basta», scandisce invece Maria Elena Boschi, una delle tre front girl che hanno accompagnato il sindaco di Firenze in giro per l’Italia.
«Matteo», però, va per la sua strada.
Una strada che porta alla costruzione del suo futuro dopo quella sconfitta contro Pier Luigi Bersani che anche lui, ormai, ha messo in conto. Il passaggio chiave del suo intervento pomeridiano, lo stesso in cui lascia intendere che comunque non combatterà per delegittimare le primarie, è questo.
«Se vedete delle anomalie nel voto segnalatele tutte. Anche sulla mia pagina di Facebook. E non col rancore di chi dice “non riusciamo a vincere con queste regole”. Ma col sorriso sulle labbra».
È quello «il» segnale che Renzi, direttamente dal palco della Leopolda, manda al gruppo dirigente del partito. Un messaggio in codice che, debitamente decrittato, suonerebbe più o meno così: «Non metterò in discussione la competizione ed eviterò qualsiasi ricorso alle carte bollate».
Perché il rischio di una macchina che finisca per fare acqua da qualche parte –soprattutto se si supereranno i due milioni e mezzo di votanti –c’è. E basta niente per accendere un fiammifero che può trasformarsi in un incendio. D’al tronde è un rischio che avvertono anche i bersaniani. «A settembre e ottobre, alcuni grandi poteri si sono mossi per evitare che Bersani vincesse. Adesso che si sono resi conto che invece vince di sicuro, qualcuno si darà da fare per delegittimare la partita», confidava l’altro giorno a qualche amico Miguel Gotor, il capofila degli intellettuali bersaniani. Lo spettro che agita gli incubi del comitato del segretario, in fondo, può partire da un nonnulla e trasformarsi in un dramma. «Basta una telecamera che inquadra due ragazzi che urlano “volevamo votare per Renzi ma ai gazebo ce l’hanno impedito” e qualcuno può scatenare un putiferio ….», dice a microfoni spenti uno degli spin doctor del leader pd.
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Primarie, finora 430 mila registrati (La Repubblica)
Renzi organizza il contro-scrutinio Di Pietro si autoinvita: noi voteremo Bersani o Vendola
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di Simona Poli e Massimo Vanni
FIRENZE — Bersani 41, Renzi 26.
A una settimana dalla domenica delle primarie, il sondaggio realizzato dall’Swg per la trasmissione Agorà, su Rai Tre, fotografa il segretario del Pd in vantaggio sul sindaco di Firenze. Anzi, secondo l’istituto di Trieste Renzi perderebbe qualcosa rispetto alla settimana precedente: il confronto tv non avrebbe spostato niente.
Renzi parla di sondaggi diversi e sprona i suoi supporter riuniti alla Leopolda: «Siamo lì lì, se vota un numero di persone significativo la partita è aperta, se votano in pochi è più difficile vincere», dice invitando tutti alla mobilitazione.
E ammette che forse insistendo troppo sulla “rottamazione” si è giocato molti voti tra gli anziani. E quale sia il clima interno al Pd lo dice la riunione dei comitati presieduta dallo stesso Renzi: sul modello di ciò che una volta faceva il Pci, anche i renziani hanno organizzato una conta parallela dei voti rispetto a quella ufficiale. Sarà insomma una specie di contro-scrutinio.
Un esercito di 40mila volontari, assicura dallo staff renziano Lino Paganelli, è già pronto domenica 25 a presidiare i 9mila seggi: raccoglieranno i dati dello scrutinio seggio per seggio per trasmetterli ad un loro “cervellone” centrale.
Della serie: non ci fidiamo abbastanza. «Queste regole ci penalizzano », dice del resto Renzi ai suoi. La stessa Leopolda — la convention che si chiude oggi a Firenze — è causa di scontro: «Avevamo chiesto di registrare qui gli elettori ma il comitato organizzatore ce l’ha negato», protesta Davide Ermini a nome dei renziani. Che temono code e ingorghi per domenica 25: alle primarie per Bersani del 2009 l’affluenza fu di 3,1 milioni, mentre fino a ieri gli elettori registrati erano circa 430 mila.
Anche Di Pietro sprona i suoi elettori ad andare a votare alle primarie. «Spero che vincano le proposte alternative al governo Monti, che sono quelle di Vendola e, ultimamente, anche di Bersani », annuncia il leader dell’Idv.
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Bersani: Firmano Battiato e Maccanico. Bianco schiera trenta nomi liberal (La Repubblica)
“L’ex ministro garanzia di riformismo”
ROMA — «Alle primarie di centrosinistra voteremo per Bersani per una ragione essenziale: ha tenuto unito il partito e lo sta portando a vincere le elezioni». Lo afferma un appello promosso dal senatore pd Enzo Bianco, che ha coinvolto trenta esponenti liberal del centrosinistra.
Tra i firmatari figurano gli ex ministri Antonio Maccanico e Luigi Nicolais, l’ex senatore Stefano Passigli, il manager Pasquale Pistorio e il cantautore, nonché neo assessore in Sicilia, Franco Battiato. L’appello sottolinea la «forza riformatrice» e «l’impegno per le liberalizzazioni» di Bersani.
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Primarie Pd, la battaglia delle iscrizioni Il partito: già registrati 430 mila votanti. Il team dello sfidante: alla Leopolda non si può (Il Corriere della Sera)
ROMA—Oltre 430 mila già registrati. Più della metà online.
Entra nel vivo la sfida delle primarie per il candidato premier del centrosinistra che si terrà il 25 novembre in quasi 9 mila seggi sparsi in tutta Italia.
Per scegliere tra Pier Luigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola, Bruno Tabacci e Laura Puppato occorre registrarsi e pagare 2 euro, operazione che potrà essere fatta direttamente in ciascun seggio, portando certificato elettorale e documento d’identità. Ma preregistrarsi, negli uffici elettorali od online, renderebbe tutto più snello, per questo i comitati lo raccomandano.
Si fa più rovente anche la battaglia per la vittoria finale.
Con i due favoriti dai sondaggi, Bersani e Renzi, che si punzecchiano.
«Va alla grandissima » dichiara Bersani. Mentre Renzi rimarca che le regole lo «penalizzano». Entrambi schierano supporter di peso.
Antonio Di Pietro annuncia che parteciperà alle primarie e non voterà per Renzi: «È neoliberista e filo Marchionne. Appoggiamo proposte alternative a Monti. Mi auguro vincano Bersani o Vendola». «Con tutto quello che ha combinato Di Pietro non solo in queste ultime settimane, ma negli ultimi 15-20 anni,meglio così», risponde il rottamatore a stretto giro. Mentre Vendola loda la scelta «giusta» e Bersani raffredda: «Benissimo: ognuno voti chi vuole, ma non si ricostruisce la foto di Vasto».
Per Bersani si schierano anche Dacia Maraini, Giuseppe Tornatore, Paola Concia e Aurelio Mancuso. Spera in un successo del sindaco fiorentino, invece, Marco Pannella: «Ritengo che l’elezione di Renzi possa rappresentare una svolta importantissima in tutta la politica italiana», dice a Radioradicale.
Chiarendo però che il rapporto con il Pd è ancora tra concorrenti. A distanza replica il concorrente Bruno Tabacci: «Renzi è un giovane interessante ma ha idee leggere.
Abbiamo bisogno di rottamare ladri e imbecilli».
Intanto però l’attenzione è ai numeri. Gli oltre 430 mila che si sono registrati sono ancora molto al di sotto dei 3milioni, cifra raggiunta nelle scorse primarie e in quelle precedenti, ma, fa notare Nico Stumpo, coordinatore delle primarie, «a quel numero si arrivò in una giornata sola. Quella del voto. Quindi bisogna aspettare.
Quello che è straordinario — aggiunge il responsabile organizzazione del Pd — è la partecipazione dei volontari.
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La finanza si accomoda nel salotto di Renzi (Il Giornale)
La zuppa,ahi lei, continua a occuparsi delle primarie del Pd. Purtroppo il motivo è banale:è la finanza,il nostro ingrediente preferito, a volersi occupare del partito democratico.
E in particolar modo di Matteo Renzi.
La storia di Davide Serra si conosce. Solo pochi giorni fa il finanziere con base (da più di 15 anni) a Londra è intervenuto ufficialmente alla Leopolda.
New entry nel club renziano è quella di Paolo Basilico. Si tratta del fondatore di una delle rarissime società indipendenti nel settore del risparmio gestito, senza grandi banche alle spalle. Con sede a Milano Kairos è una roba seria,i suoi prodotti sono considerati eccellenti, e il gruppo ha poco meno di 120 dipendenti. Martedì scorso ha annunciato di volersi pappare la sim italiana di Julius Baer, pagandola con il 20 per cento del capitale di Kairos. Il tamtam milanese sostiene che è il primo passo per un mutazione nel tempo dell’azionariato di Basilico. Può darsi..
Schivo, rarissimamente compare sui giornali,se non per dare una lettura tecnica della situazione economica, ha ottimi clienti sull’asse Milano Torino. Il 6 novembre ha preso carta e penna, anzi ha preso la sua tastiera ed ha mandato una mail a un gruppo selezionato di giovani clienti. Titolo della lettera: «Primarie Pd un’opportunità che non possiamo perdere». E poi, senza molti giri di parole:«Sono un italiano che vive una profonda sfiducia verso la classe politica.
Uno dei tanti. Non vedo nessuno in grado di rappresentarmi e coltivo l’idea di non andare a votare, per la prima volta nella mia vita.
So che il 25novembre ci saranno le primarie del Pd. Bersani da una parte, Renzi dall’altra. Il primo è la vecchia politica che ben conosciamo. Il secondo è l’unica vera novità, con Grillo, di questa campagna elettorale. Sento dire che è troppo giovane, che non è pronto, che parla bene ma è vuoto. A me sembra uno che ha coraggio e che ascolta. Mi basta».
Si tratta di un endorsement pieno. E le righe che seguono lo confermano in maniera ancora più articolata. «Capisco d’un tratto che le primarie del Pd sono di gran lunga l’evento politico più importante degli ultimi anni, potenzialmente molto più importante delle elezioni politiche del prossimo anno. Non ho mai votato Pd...Capisco
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Il piano B di Renzi: fondo una corrente per scalare il partito (Libero)
In caso di sconfitta il sindaco darà vita alla sua area. Intanto manda dei guardiani anti-brogli a vigilare sulle primarie
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dall’inviato a Firenze ELISA CALESSI
È la prima volta che lo dice.
La prima che Matteo Renzi mette in conto un piano B. Nel caso perda, non sparirà. Farà una corrente, anche se non la chiama così. Darà un seguito al movimento di gente che ha deciso di seguirlo nell’avventura delle primarie. «Nessuno ci toglierà il fatto di stare insieme dopo», dice all’assemblea dei comitati, secondo giorno della convention alla Leopolda. Ed è una novità anche quell’avverbio: “do po”. Perché va bene puntare su “adesso”, come dice lo slogan,ma anche il “dopo” è importante.
«Nel tour ho sempre detto che non voglio premi di consolazione. E ogni volta il referente locale mi diceva: “Bene, ma a noi qui ci asfaltano”.
Se per caso si perde», scandisce, «io non scappo. Non me ne vado a fare un partito e non chiedo premi di consolazione, ma non è un segno di debolezza. Se toccano anche solo uno di noi in periferia, toccano ciascuno di noi. Lo dico all’ala democristian-comunista del partito». Non è sola la denuncia di possibili ritorsioni nei confronti dei renziani. «Sappiate che in questi giorni vi diranno di tutto, frasine e minaccine. Rispondete con il sorriso». C’è questo, ma c’è altro: la garanzia di un piano B nel caso di sconfitta. La rassicurazione, a chi lo segue, che non sarà lasciato solo. Farà valere il suo peso.
Nel partito e non solo. Vuol dire, innanzitutto, che Renzi pensa di partecipare al congresso del Pd, previsto per il 2013. Il piano B, insomma, è prendersi il partito. Magari non candidandosi in prima persona, ma appoggiando un altro.
Si parla di Graziano Del Rio, presidente dell’Anci, che ha parlato qui il primo giorno. E poi fra pochi mesi si voterà per il Parlamento, per tre consigli regionali e in alcune grandi città, a cominciare da Roma. «Logico che se Matteo prende il 30, 35%», spiegano i suoi, «le liste e i candidati non le potrà decidere solo Bersani». Del resto conviene anche al segretario: «Il Pd senza Matteo è al 25%. Con lui può superare il 35%, Bersani sarà il primo a volerlo coinvolgere», si ragiona nei corridoi della Leopolda.
Ora, però, bisogna motivare per l’ultimo miglio. «Se ciascuno di voi porta a votare 5 persone, vinciamo.
I sondaggi dicono che siamo lì lì, a due punti da Bersani». I punti deboli, ammette, sono due: gli anziani (il blocco elettorale tradizionale del Pd) e alcune parti del Paese, come la Puglia (terra dalemiana).
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