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Parlamento Europeo

Viviane Reding: Privacy, le sfide per l’Unione Europea

Traduzione a cura di Agatino Grillo del discorso tenuto da Viviane Reding, Commissario EU per le Telecomunicazioni ed i Media, in occasione del Data Protection Day del 28 gennaio 2010, Parlamento Europeo, Bruxelles. La traduzione è disponibile anche in formato pdf e doc.

Viviane RedingViviane Reding

Signore e signori,
Sono lieta di essere insieme a voi per celebrare il Data Protection Day. Il numero crescente di eventi organizzati ogni anno in tutta Europa per aumentare la consapevolezza ed informare i cittadini sui loro diritti in ambito privacy dimostra in modo inoppugnabile l’importanza e l’utilità di questa “giornata”. Sono particolarmente lieta di vedere qui, nel Parlamento Europeo, così tanti giovani che partecipano all’evento "Think Privacy". Ciò dimostra la crescente comprensione da parte delle giovani generazioni dell’importanza di tenere sotto controllo i propri dati.
Che lo si voglia o meno, ogni giorno noi condividiamo i nostri dati personali. Questi dati sono raccolti, elaborati e memorizzati fuori dal nostro controllo. Quando prenotiamo un biglietto aereo, trasferiamo denaro, rispondiamo ad un annuncio di lavoro o semplicemente navighiamo su Internet esponiamo costantemente le nostre vite private agli altri. A volte ciò è necessario. Per esempio quando dichiariamo i nostri redditi per pagare le tasse. A volte cediamo i nostri dati personali semplicemente perché scegliamo di farlo. Per esempio diamo il nostro indirizzo ad un venditore per ricevere offerte speciali o sconti. A volte però non vogliamo mostrare i nostri dati. E tuttavia i nostri dati sono raccolti senza il nostro consenso e spesso senza che ne siamo informati. Questo è il punto in cui le leggi europee intervengono.
È mia ferma convinzione che non possiamo pretendere che i cittadini abbiamo fiducia nell’Europa se non saremo in grado di garantire il loro diritto alla privacy. È necessario assicurare che i dati personali siano protetti contro qualsiasi uso non autorizzato e che i cittadini abbiano il diritto di decidere sul modo in cui i loro dati sono utilizzati. La privacy e la protezione dei dati personali sono sempre stati in cima alla lista delle mie priorità quale Commissario per la Società dell’Informazione.
Permettetemi di fare qualche esempio:

Privacy: azione della Commissione europea contro l'Italia sull'uso delle banche dati per le televendite

(tratto da ComplianceNet

commissione europea2commissione europea2

Il 28 gennaio 2010 la Commissione europea ha avviato un procedimento giudiziario nei confronti dell'Italia per mancata osservanza delle norme europee in materia di vita privata e comunicazioni elettroniche (ePrivacy). In base alla normativa europea gli Stati membri hanno l'obbligo di garantire che gli abbonati i cui nominativi figurano in un elenco pubblico siano informati sugli scopi dell'elenco e che l'uso a fini commerciali dei dati personali ivi contenuti sia subordinato al loro consenso. Poiché l'Italia è venuta meno a tale obbligo, la Commissione ha deciso di inviarle una lettera di costituzione in mora (si tratta della prima fase di un procedimento di infrazione).

Il comunicato della Commissione

"Nella moderna società digitale è essenziale il pieno rispetto della vita privata degli utenti dei servizi di telecomunicazioni" ha affermato Viviane Reding, commissaria europea alle telecomunicazioni. "La direttiva europea sulla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (ePrivacy) offre ai cittadini una serie di strumenti per proteggere la privacy e i dati personali. È preoccupante constatare che non solo l'Italia non ha recepito nel proprio ordinamento interno le disposizioni previste dalla direttiva sulla ePrivacy, ma anche che le autorità italiane hanno prorogato la possibilità di usare banche dati contenenti dati personali di cui non è stato consentito l'utilizzo. È nostro compito garantire che tutti gli Stati membri rispettino le norme comunitarie, in modo che i cittadini si sentano sicuri nel mercato unico delle telecomunicazioni e siano informati dell'uso che viene fatto dei loro dati personali."

Intervista Silvia Costa, eurodeputato PD, su privacy e diritti digitali

Silvia Costa: (da Facebook)Silvia Costa: (da Facebook)

Democratici Digitali (DD): Buongiorno onorevole Costa. Vuole presentarsi?

Silvia Costa (SC): Sono una parlamentare europea del PD e fino al luglio scorso sono stata assessore all’Istruzione, Diritto allo Studio e Formazione della Regione Lazio. Sono stata deputata alla Camera per tre legislature (1983-1994) e Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Università, Ricerca Scientifica e Tecnologica (1993/94) nel Governo Ciampi.
Sono laureata in Lettere moderne all’Università di Roma e giornalista professionista.

DD: Recentemente gli europarlamentari del Pd hanno presentato un’interrogazione alla Commissione Ue in cui denunciano la violazione del diritto della privacy in Italia (qui in doc, 41 K). Di che si tratta?

SC: Alla fine del 2008 il governo Berlusconi con il cosiddetto decreto milleproroghe aveva autorizzazione, in deroga a quanto previsto dalla normativa italiana sulla privacy e solo fino al prossimo 31 dicembre 2009, le "telefonate commerciali indesiderate" usando i numeri presenti negli elenchi telefonici pubblici formati prima del 1 agosto 2005. In questi giorni, in prossimità della data del 31 dicembre 2009 che dovrebbe riportare a "legalità" la situazione, il Senato ha approvato la proposta del senatore Pdl, Lucio Malan, di prorogare per altri due anni, a partire dal primo gennaio 2010, la sospensione della normativa sulla privacy che consente alle società di teleselling di utilizzare a fini commerciali i dati senza il consenso preventivo ed esplicito degli utenti.

DD: Perché è contraria alla proroga?

SC: La proroga è stata proposta perché non si è ancora risolto,come si era obbligati a fare,la questione degli elenchi monopolio di Telecom. Ad un abuso si risponde con un abuso di posizione nel mercato delle tlc nei confronti dei cittadini. 

DD: Qual è il rischio per i cittadini?

Viviane Reding: Europa Digitale – la corsia preferenziale dell’Europa per la ripresa economica

Traduzione a cura di Agatino Grillo del discorso tenuto da Viviane Reding, Commissario EU per le Telecomunicazioni ed i Media in occasione de "The Ludwig Erhard Lecture 2009", Consiglio di Lisbona, Brussels, 9 luglio 2009. La traduzione è disponibile anche in formato pdf e doc.

Viviane Reding: Fonte - WikipediaViviane Reding: Fonte - WikipediaCari Mr. Hofheinz e Ms. Mettler,
signore e signori,

sono veramente onorata di essere stata invitata a quest’edizione delle "Ludwig Erhard Lecture". Il momento scelto per questo avvenimento non poteva essere migliore e desidero congratularmi vivamente con gli organizzatori del "Consiglio di Lisbona" per il loro eccellente tempismo.
Infatti in questi giorni nei quali l’Europa è alla prese con la crisi economica più grave dagli anni ’30 è veramente utile, specie per i politici, ricordarsi del lavoro di Ludwig Erhard e rileggere i suoi scritti. Prima di diventare cancelliere della Germania, Ludwig Erhard era stato il primo ministro dell’economia della giovane Repubblica Federale tedesca dopo la seconda Guerra mondiale. Dopo anni di dittatura a gestione centralizzata dell’economia, dopo una catastrofe di dimensioni senza precedenti ed una crisi economica e sociale globale, ad Erhard fu affidato l’immane compito di ricostruire l’economia tedesca. Egli ebbe successo e spesso si parla di "miracolo economico" ("Wirtschaftswunder") per il fatto che riuscì, alla fine degli anni ‘50, a fare della Germania occidentale la seconda più importante economia del mondo dopo gli Stati Uniti.

Commissione europea: economia digitale contro la recessione economica

commissione europea2: fonte: http://ec.europa.eucommissione europea2: fonte: http://ec.europa.eu

(Fonte Europa.eu)

Il 4 agosto 2009 sono stati pubblicati due documenti che compongono la relazione della Commissione europea sulla competitività digitale "Europe's Digital Competitiveness Report":

 

  1. Volume 1: i2010 — Annual Information Society Report 2009, Benchmarking i2010: Trends and main achievements (qui in pdf, 647 K, 111 pp.) 
  2. Volume 2: i2010 — ICT Country Profiles (qui in pdf, 362 K, 67 pp.) 

La relazione sottolinea i progressi notevoli dal 2005 in ambito digitale dei cittadini europei. "Oggi il 56% degli europei usa regolarmente Internet, di cui l'80% mediante un collegamento ad alta velocità (rispetto a solamente un terzo nel 2004), facendo così dell'Europa il numero uno mondiale di Internet a banda larga" recita il rapporto.
Inoltre l'Europa è il primo continente al mondo realmente mobile, dal momento che conta più abbonati a servizi mobili che cittadini (il tasso di utilizzo è del 119%).
L’economia digitale può svolgere un ruolo di primo piano per favorire la crescita e l'innovazione e contrastare la recessione.

La dichiarazione di Viviane Reding

" L'economia digitale dell'UE offre un ampio potenziale per generare forti entrate in tutti i settori, ma per trasformare questa situazione favorevole in crescita sostenibile e nuovi posti di lavoro i governi devono prendere l'iniziativa e adottare politiche coordinate per eliminare le barriere che ostacolano i nuovi servizi", ha dichiarato Viviane Reding, commissaria dell'UE responsabile della società dell'informazione e dei media.

Parlamento Europeo: "Rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su Internet"

logo parlamento europeo: fonte Wikipedialogo parlamento europeo: fonte Wikipedia

Il 26 marzo 2009 il Parlamento Europeo ha approvato (481 voti favorevoli, 25 contrari e 21 astensioni) la relazione di Stavros Lambrinidis  del PSE (qui  il testo completo in italiano qui  il relativo comunicato stampa) che chiede di lottare con determinazione contro i crimini commessi su e tramite Internet, senza però compromettere la libertà di espressione e la privacy. Gli Stati dovrebbero quindi intercettare e controllare i dati nel rigoroso rispetto della legge e limitare i casi in cui una società di Internet può divulgare dati alle autorità. Al contempo, occorre tutelare i bambini e le proprietà intellettuali, ed elaborare una strategia globale contro i "furti d'identità".
Allo stesso modo e per le stesse ragioni, nell'assumere ognuna di tali scelte bisogna sottrarsi al rischio di valutazioni "egocentriche" che tengano conto della sola disciplina sulla proprietà intellettuale e, piuttosto, guardare con attenzione - come raramente è sin qui accaduto - ai numerosi momenti di intersezione dei diritti di proprietà intellettuale con altri diritti e libertà fondamentali dell'uomo e del cittadino quali quello all'informazione - nella sua duplice accezione attiva e passiva - quello alla privacy o piuttosto quelli all'educazione ed all'accesso al patrimonio culturale.

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