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Ateniesi.it

Grande Atene (Bologna, 16 marzo 2014)

Eccoci! Siamo democratici liberi

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Rassegna stampa (in progress)

Amministrative 2014: “Questioni primarie, diamo un nome al futuro”, Collegno, 11 gennaio 2014

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(clicca sull'immagine per ingrandire)

Il nuovo PD è già nato. Crede nel merito, nella competenza, nella passione. Nelle primarie come metodo. Coordiniamoci e vinciamo

Sabato 11 gennaio 2014 dalle ore 10.00 presso la Sala delle Tessitrici, Corso Francia 269, a Collegno - Villaggio Leumann.
La strada delle PRIMARIE è tracciata. Ed è l’unica che possiamo percorrere.
Tutti i cittadini, le associazioni e i comitati che hanno sostenuto Matteo Renzi e il Partito Democratico e tutti coloro che vorranno sostenerlo devono fare un salto di maturità.
Dobbiamo farlo, come deve diventare costume di chi ricerca il cambiamento, mettendo al centro del nostro agire politico merito, competenza e passione portandoli in Città, per contagiare e vincere!
In questi mesi e anche recentemente sono molti nuovi amici si sono aggiunti, per questo dobbiamo essere organizzati, innanzitutto a partire dal livello cittadino. Dobbiamo aprire un tavolo di partecipazione tra tutti coloro che in città pensano di potersi riconoscere nelle proposte di cambiamento!
Deve essere un’incontro aperto, libero e democratico.
Con:
130920-silvia-fregolentSilvia Fregolent , parlamentare, Direzione Nazionale PD
130920-pino-catizonePino Catizone, sindaco di Nichelino, Direzione Nazionale PD
130920-davide-riccaDavide Ricca, coordinatore di Adesso! Torino e Ateniesi, Assemblea Nazionale PD
140104-marcello-mazzuMarcello Mazzù, Segreteria Provinciale PD, Assemblea Nazionale PD

Tutti coloro che vogliono cambiare Collegno partendo dal PD sono invitati a partecipare. Coordiniamoci e vinciamo!

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Andare oltre i comitati e le associazioni per Matteo Renzi (Ateniesi.it, 18 dicembre 2013)

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Subito una festa di scioglimento dei comitati e delle associazioni per Matteo Renzi o non saremo credibili nella nostra battaglia per il rinnovamento del partito e del Paese. Bruciare le navi che ci hanno portato alla vittoria dell’8 dicembre …

di Agatino Grillo

I risultati delle primarie dell’8 dicembre sono stati un vero e proprio tsunami politico per il Partito Democratico e più in generale per tutti coloro che si riconoscono nell’ampio e variegato campo del centrosinistra.
I numeri parlano chiaro: in prima luogo con l’inattesa affluenza (oltre 2 milioni e 800 mila votanti) e poi con il grado di consenso verso chi esplicitamente si presentava auspicando un cambiamento radicale (Matteo Renzi, circa il 68 per cento dei voti e Pippo Civati con oltre il 14% dei voti). Se confrontiamo queste cifre con i consensi ottenuti dagli stessi candidati nelle consultazioni per i soli iscritti del PD che hanno avuto luogo solo poche settimane fa (Renzi: 46,7%, Cuperlo: 38,4%, Civati: 9,19%) emerge con chiarezza che il PD è clamorosamente “disallineato” rispetto al Paese.
Dunque in primo luogo il PD deve aprire porte e finestre alla società civile e ritornare in sintonia con i cittadini.
Penso che a questo processo di rinnovamento debbano partecipare tutte le componenti del partito, compresi coloro che per semplificare si riconoscono sotto l’etichetta di “renziani”.
E il primo atto di questo processo non può che essere lo scioglimento delle correnti, quindi anche dei comitati e delle associazioni che si riconoscono e si definiscono nel nome di Matteo Renzi.
Questo è il momento per un grande atto politico di coraggio e di apertura: dobbiamo dimostrare nei fatti che non esiste una corrente “renziana” e che siamo tutti “semplicemente democratici”.

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Dunque io penso che i comitati Renzi vadano sciolti immediatamente: sciolti nell’acido, come ho scritto altrove, per garantire che il cambiamento avverrà in forme nuove con il coinvolgimento di tutti coloro che vogliono lavorare insieme per un nuovo grande partito democratico aperto, trasparente, inclusivo, liquido.
Questo è il momento di abbattere gli steccati, di creare contaminazione culturale e politica tra le varie anime che compongono il “popolo dell’8 dicembre”, di asfaltare una volta per tutte le correnti, vero “male oscuro” del PD, in primis quella dei renziani.
Io propongo quindi di organizzare subito una festa di scioglimento dei comitati e delle associazioni.
Se non lo faremo, non saremo credibili nella nostra battaglia per il rinnovamento del partito e del Paese.
Alcuni obietteranno che comitati e associazioni sono però punto di raccolta e incontro tra anime diverse: non tutti vogliono o possono iscriversi al PD.
Perché rinunciare dunque a questa ricchezza?
Ebbene, chi ragiona così (e io stesso ragionavo così) temo sia mossa dalla paura del nuovo. Abbiamo paura di lasciare una casa che abbiamo costruito in questi mesi e nella quale finalmente ci siamo trovati a nostro agio dopo anni di peregrinazioni.
Ma la nostra casa da oggi deve essere il Partito Democratico: chiedo di avere coraggio e di abbandonare le vecchie categorie mentali e politiche che di fatto il popolo dell’8 dicembre ha spazzato via; non voglio cancellare la ricchezza di associazioni e comitati ma è necessario che essi si allarghino a tutti gli altri che la pensano come noi e che hanno fatto scelte diverse dalle nostre nel lungo confronto politico che si è concluso con l’elezione del nuovo segretario democratico.

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E Ateniesi ?
Io dico di bruciare le navi che ci hanno portato a quest’approdo e alla bellissima vittoria dell’8 dicembre o avremo continuamente la tentazione di rifugiarvici.
So che è dura, so che le nostre associazioni sono stati i nostri scudi quando eravamo attaccati e sbeffeggiati, ma sono sicuro che abbiamo le idee, l’immaginazione e la forza per creare qualcosa di nuovo.

Il dibattito sullo scioglimento

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Moriremo demolettiani? (Ateniesi.it, 3 ottobre 2013)

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C’è solo un problema. Un governo Letta-Alfano non potrà mai fare le riforme che veramente servono a questo Paese e che si possono sintetizzare in poche parole: cacciare gli incapaci, asfaltare le rendite parassitarie, cacciare le lobby dalle istituzioni, moralizzare e rendere efficiente la PA, dare impulso alle imprese semplificando il quadro normativo e fiscale

I 40 (o 70) pidiellini ribelli che ieri hanno “tradito” Berlusconi sono stati mossi semplicemente dalla paura di perdere lo scranno in Parlamento e, dunque, avrebbero votato la fiducia pure a Niki Vendola se ciò avesse garantito loro la permanenza ancora per qualche anno alla Camera e al Senato.
Dunque l’esecutivo guidato da Enrico Letta, nato come “governo di scopo” con pochi e precisi obiettivi da realizzare entro 18 mesi, può adesso aspirare non solo a rimanere in carica per tutto il 2014 (c’è il semestre di presidenza europeo), ma addirittura allargare il suo orizzonte temporale a tutto il 2015 e (perché no?) all’intera legislatura.
D’altro canto la maggior parte degli attuali parlamentari Pd sa che non sarebbe ricandidata da una segreteria Renzi, così come gran parte dei parlamentari Pdl sa di essere ormai politicamente “defunta”, perché priva di qualsiasi consenso popolare dopo essersi pronunciata contro Silvio Berlusconi. Aggiungiamoci pure che Scelta Civica è in caduta verticale nei sondaggi elettorali et voilà, ecco servita una “maggioranza blindata” per il duo Enrico & Angelino.
C’è solo un problema.

Un governo Letta-Alfano non potrà mai fare le riforme che veramente servono a questo Paese e che si possono sintetizzare in poche parole: cacciare gli incapaci, asfaltare le rendite parassitarie, cacciare le lobby dalle istituzioni, moralizzare e rendere efficiente la PA, dare impulso alle imprese semplificando il quadro normativo e fiscale.
Avremo altri quattro anni di democrazia lettiana perché parte del Pd e del Pdl spera che nel 2018, quando la legislatura scadrà, il “fenomeno” Matteo Renzi da un lato e lo “scandalo” Silvio Berlusconi dall’altro si saranno finalmente esauriti.

A Matteo Renzi rimane solo una alternativa: rilanciare con forza la sua idea di un Paese nuovo, attraverso una “visione” audace e radicale di rinnovamento partecipato, stringendo un patto forte con tutti quei cittadini che vogliono veramente lasciarsi alle spalle questo pantano sociale, economico, morale e istituzionale.
Ma gran parte di questi cittadini non sono iscritti al o simpatizzanti del Pd. Dunque Matteo, dopo aver conquistato il nostro partito, deve avere il coraggio di rivoltarlo come un calzino trasformandolo in una formazione agile, trasparente e inclusiva, che sia la locomotiva di questo processo di cambiamento.

Oppure moriremo tutti demolettiani.

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Perché ci giochiamo tutto su Matteo Renzi (Ateniesi.it, 24 settembre 24)

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Ci giochiamo tutto con Renzi perché ci sembra l’unico candidato che possa dare una ventata di novità e cambiamento al nostro Paese, soprattutto l’unico che possa realmente andare oltre il compromesso storico

Le grandi sfide si giocano a viso aperto, mettendo in campo idee e progetti, andando controcorrente e restando sempre coerenti con il proprio pensiero. Il prossimo congresso del Pd, indubbiamente il più atteso degli ultimi anni, saprà (forse) dare tante risposte e sarà fondamentale per delineare il futuro non solo del Partito Democratico, ma anche del Paese.
È l’ultima occasione che il Pd ha per riavvicinarsi al Paese, è l’ultima chance per riformare un partito immobile e che è restato lontano dai propri elettori per troppo tempo. I fallimenti continui di un partito che ha spesso cambiato nome, ma molto raramente volti e sostanza, si sono succeduti uno dopo l’altro per vent’anni. E’ un dato di fatto. Sono in troppi quelli che hanno avuto responsabilità, nel non essere stati capaci di proporre un’idea di Paese che potesse realmente convincere non solo gli elettori di centrosinistra, ma anche tutta quella fetta di Paese che viene definita “elettorato volatile”. Di scelte scellerate e di litigi interni fini a se stessi, ne abbiamo pagato e continuiamo a pagarne conseguenze enormi. Matteo Renzi è stato l’unico che è riuscito a sollevare all’interno del Pd un confronto nuovo, che verte finalmente sulla proposta di una differente idea di partito e soprattutto di Paese.
Nell’ultima tornata elettorale, con al timone Bersani, il Partito democratico è crollato soprattutto nell’elettorato giovane, quello che va dai 18 ai 24 anni. In cinque tra le maggiori città italiane (Torino, Roma, Firenze, Milano, Palermo), in quella fascia d’età il Pd è sempre dietro al M5S, solo a Firenze risulta essere in vantaggio su Beppe Grillo. Sì, proprio a Firenze, un caso?
Il dato è allarmante e mette alla luce l’incapacità della classe dirigente democratica di proporre un progetto e un’idea di Paese che potessero attrarre i giovani, ovvero chi il futuro lo vivrà da protagonista. Il partito perde consensi anche tra disoccupati e liberi professionisti, ma rimane il più votato dai pensionati. Questo dimostra come il Pd sia rimasto ancorato a vecchi schemi e modelli ormai passati, fin troppo influenzato da sindacati e associazioni professionali, distante da tante realtà nuove che si affacciano nel mondo del lavoro, così come distante da giovani e disoccupati.
Difesa a spada tratta (giustissima) per chi il posto di lavoro rischia di perderlo, ma chi il posto di lavoro non ce l’ha o vuole crearselo? A loro di risposte non ne sono state date e i risultati elettorali descrivono perfettamente questa realtà. Matteo Renzi ha rotto un tabù, affrontando il tema del lavoro da un punto di vista più pratico che teorico, riscontrando le tre grandi problematiche di oggi: burocrazia, fisco e credito.
Libertà per le imprese, piccole e medie su tutte, di poter assumere superando quel sistema di burocrazia opprimente che le sta soffocando, ma anche semplificazione burocratica per chi vorrebbe dar vita a un’attività propria. La riforma Monti-Fornero è riuscita nel difficile compito di peggiorare ancor di più la situazione, rendendo il sistema ancora più complicato. Ecco perché oggi più che mai è fondamentale – come ha più volte ribadito Renzi – lanciare un vero e proprio “Job Act” con il quale si intervenga proprio su fisco, burocrazia e credito.
Scegliamo Renzi perché abbiamo bisogno di una sinistra che trovi il miglior imprenditore del mondo e lo porti a casa nostra. Per questo, ad esempio, non è più tollerabile una pubblica amministrazione basata sugli interessi dei dirigenti, piuttosto che sugli interessi dei cittadini. Questo è essere di sinistra. E se non c’è questa sinistra i primi a pagare sono i più deboli. Per anni essa è invece andata avanti con l’unico obiettivo di abbattere Berlusconi: ogni motivo era valido e argomenti non ne sono mancati.
Scegliamo Renzi perché è l’unico che, esplicitamente, si è dichiarato contro “la rapina del secolo”, il finanziamento pubblico dei partiti, mascherato da rimborso elettorale. Ci piace l’idea del servizio civile obbligatorio, condividiamo l’idea di mettere al centro del sistema culturale e di progresso la scuola e l’università pubblica. Ha parlato di restringere la forbice delle disuguaglianze sociali, della resa della sinistra italiana a una posizione di trincea in difesa dell’esistente, e non di avamposto nella lotta per la creazione del nuovo. Ci giochiamo tutto con Renzi perché ci sembra l’unico candidato che possa dare una ventata di novità e cambiamento al nostro Paese, soprattutto l’unico che possa realmente andare oltre il compromesso storico.

Giuseppe Ciraolo    

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Nato a Messina, classe '87. Laurea in Relazioni Internazionali alla "Sapienza” di Roma, specializzando in Studi Parlamentari. Primo segretario giovanile della storica sezione “Massimo D’Antona” ai Parioli. Collabora con diverse testate giornalistiche tra cui L’Universale. È membro della Direzione Regionale dei Giovani Democratici

Jonathan De Sciscio

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Nato a Roma nel 1991. Studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università “La Sapienza”. Blogger e appassionato di politica internazionale. Impegnato attivamente in politica con il Partito Democratico a Fiumicino. Da agosto 2013 è coordinatore dell’associazione “Adesso!Fiumicino

I renziani si ritrovano a Viareggio per scalare il Pd anche dal basso (Europa, 19 settembre 2013)

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Una nuova due-giorni di #OpenPd lancerà la campagna congressuale del sindaco di Firenze. «Ma ora siamo pronti a farci sentire anche noi nelle assise locali»

Sono passati quasi tre mesi dal primo appuntamento di Torino. Ora i renziani di #OpenPd si ritrovano a Viareggio, per quella che potrebbe essere la prima manifestazione ufficiale di lancio della campagna congressuale del sindaco di Firenze. L’inizio, infatti, è fissato per sabato mattina, quando ancora l’assemblea nazionale dem non avrà fissato ufficialmente la data del congresso: in filo diretto con Roma, si attenderà di conoscere l’esito della riunione per poter finalmente discutere con cognizione di causa di come organizzarsi per raggiungere l’obiettivo: “aprire” il Pd, fino al suo vertice.
Un’operazione che, in realtà, è già iniziata, come spiega Davide Ricca, promotore di quegli Ateniesi, che insieme al gruppo di Renzi 2.0, organizzano l’incontro: «L’altra volta abbiamo cercato di avvicinare il “mondo” renziano a conoscere i parlamentari a questo più vicini. Adesso questa realtà è cresciuta e ha deciso di impegnarsi maggiormente anche dentro il Pd, cosa che molti di loro finora non hanno mai fatto. Tutti vogliono partecipare a primarie aperte per votare Renzi segretario. Ma molti si sono anche convinti che non esiste una scelta al ternativa al Pd e, per questo, si sono iscritti al partito per partecipare e candidarsi ai livelli locali. Insomma, abbiamo iniziato a costruire l’OpenPd, un partito aperto a forze nuove». Per Ricca, però, questo non può essere che l’inizio: «Dobbiamo fare molto di più. Io spingo affinché tutti i comitati Adesso si impegnino non solo per Renzi segretario, ma anche per affiancarlo a tutti i livelli e aiutarlo a costruire il nuovo Pd».
Il programma dell’incontro di Viareggio prevede la partecipazione di membri del governo, parlamentari, amministratori, dirigenti molto vicini a Renzi o che, comunque hanno già deciso di sostenerlo al prossimo congresso. Ma, questa è la novità rispetto a Torino, anche personalità del fronte più vicino a Cuperlo (come i “turchi” Francesco Verducci e Matteo Orfini) o ancora non schierati (la bindiana Cecilia Carmassi). Chiuderà il patron di Eataly Oscar Farinetti, imprenditore già da tempo sostenitore del sindaco di Firenze.

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(I promotori di #OpenPd nella foto di gruppo a Torino)
La trasferta, come già a Torino, è ovviamente autofinanziata: chi vuole partecipare dovrà compilare la scheda d’iscrizione (pdf) e versare una quota di 25€ (45 con l’apericena), oltre a pagarsi il viaggio e il pernottamento negli alberghi convenzionati. Nonostante tutto, gli organizzatori contano già 300 adesioni.

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  • #OpenPd - Torino, 22 giugno 2013 – tutti gli interventi audio (Radio Radicale) - parte 1  e parte 2

“Cittadini per Renzi” contro il Porcellum (Ateniesi.it, 25 luglio 2013)

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I “cittadini per Renzi” dei comitati romani dichiarano dunque di essere al fianco di Roberto Giachetti contro il Porcellum, pronti a scendere in piazza e ad impegnarsi attivamente se il Parlamento non si muoverà rapidamente

Ieri sera (24 luglio 2013 ndr) ho voluto replicare a casa mia la bella esperienza di AdessoRoma8: riunirsi in una abitazione tra cittadini per discutere di politica e “dettare l’agenda politica” di amministratori, eletti e candidati.
Dico subito che è stata una riunione di persone che potremmo definire “cittadini per Renzi” perché già impegnatesi, in varie forme, nelle scorse primarie 2012, nei comitati Adesso! di Roma.
C’eravamo io, Gianfranco  e Susy  del comitato “ProgressivamenteRenzi” di Roma (San Giovanni, Appio, Tuscolano, oggi Municipio VII), Loredana eletta nel consiglio del Municipio IV (Tiburtino), Carlo del Municipio III (Nomentano). Ospite d’onore: Domenico, in rappresentanza di AdessoRoma8  (Municipio VIII: Garbatella, San Paolo)
Tema della serata: condividere le “buone politiche” adottate dai cittadini nei territori, discutere del coordinamento cittadino dei comitati e delle nuove associazioni, lanciare “campagne” condivise.
Su tutti questi punti la discussione è stata accesa, come è giusto che fosse.
L’impegno concreto sui territori richiede un impegno ed una costanza che vanno analizzati con cura per evitare buchi nell’acqua perché siamo tutti “dilettanti” della politica impegnati quotidianamente in 1000 altre attività tra lavoro e famiglia.
La stessa idea di creare un coordinamento centrale tra i comitati va studiata con attenzione per evitare formali e vuote “proclamazioni” di pseudo meta-associazioni “romane” a cui purtroppo abbiamo già assistito.
Su un tema però tutti i presenti abbiamo immediatamente convenuto: appoggio completo alla battaglia politica di Roberto Giachetti contro il Porcellum  .
Roberto, vicepresidente della Camera, che già nella scorsa legislatura aveva intrapreso un lunghissimo sciopero della fame contro la legge elettorale, ha infatti invitato qualche giorno fa tutti i parlamentari (in primis quelli del PD) a sottoscrivere la sua nuova richiesta di iter parlamentare d’urgenza alle proposte di legge già presentate a Montecitorio per abrogare il Porcellum.
«La politica può andare in vacanza, il Porcellum no»  è lo slogan utilizzato da Giachetti.
I “cittadini per Renzi” dei comitati romani dichiarano dunque di essere al fianco di Roberto Giachetti contro il Porcellum, pronti a scendere in piazza e ad impegnarsi attivamente se il Parlamento non si muoverà rapidamente.

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Agatino Grillo, democratico libero

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Una serata di bella politica a “casa” di AdessoRoma8 (Ateniesi.it, 22 luglio 2013)

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Cittadini che si riuniscono in casa per dettare l’agenda politica dei propri territori. Adesso! A Roma

Ieri sera (19 luglio ndr) ho partecipato ad un incontro di AdessoRoma8  associazione di “cittadini renziani” dell’8° municipio di Roma  (Ostiese, San Paolo, Garbatella, Grottaperfetta, Tor Marancia ed altro).
“Ci vediamo alle 19,00 in punto a casa di Domenico” mi ha detto Marcello, presidente dell’associazione, invitandomi all’incontro.
A casa di Domenico? Subito ho pensato al “Movement for Change” di David Miliband in UK e a “Organizing for Action” di Obama per le presidenziali USA 2012: cittadini che si riuniscono nelle loro case per “dettare” l’agenda politica dei candidati politici.
“Sì, siamo un gruppo di cittadini impegnati attivamente nel nostro Municipio” mi conferma Marcello notando il mio stupore “domani sera ci riuniamo per lanciare la nostra prima campagna civica: «un municipio trasparente».”
Eccoci dunque nel soggiorno di Domenico, a pochi passi dalla basilica di San Paolo.
Siamo io, Marcello, Domenico il padrone di casa e gli altri componenti di AdessoRoma8 : Claudio, Massimo, Vittoria, Gabriele, Maurizio, Elvira, Giovanni, Emanuela, assente giustificato Domenico N. (qui una sua intervista), a Milano per lavoro.
Domenico presenta rapidamente storia e finalità dell’associazione: “Siamo un gruppo di persone appassionate di politica che non si rassegna al mondo che già c’è e che ha l’aspirazione di cambiarlo” esordisce.
L’associazione nasce come naturale evoluzione del Comitato Renzi del Municipio VIII costituito per le primarie del 2012. L’obiettivo è darsi una forma e struttura organizzativa stabile ed efficiente, radicarsi nel territorio del municipio, partecipare in modo attivo alla vita politica cittadina e nazionale portando avanti le tesi di Matteo Renzi.
L’associazione aderisce al Network Ateniesi.it  di cui condivide ispirazioni e battaglia politica.
Marcello mi spiega più in dettaglio il modello politico alla base della loro azione.
Si tratta di rimotivare i cittadini facendoli tornare all’impegno politico dimostrando loro che ciascuno può essere parte attiva nella gestione del proprio territorio” mi spiega “organizziamo questi incontri non nelle sedi di partito ma nelle abitazioni per facilitare la partecipazione ed eliminare le barriere. Fissiamo dei temi e chiediamo a tutti di intervenire. Alcuni di noi fungono da facilitatori quando affrontiamo temi più specialistici come ad esempio l’urbanistica o tematiche di sostenibilità, ma non esistono gerarchie: ognuno di noi vale uno!” scherza facendomi l’occhiolino.
Io abbocco subito all’amo e chiedo che differenza ci sia tra questa associazione e un Meetup 5 Stelle.
“Riteniamo molto interessante l’esempio di democrazia diretta dei grillini” mi spiega Marcello “ma non condividiamo un’azione politica che si riduca alla protesta e alla denuncia. Non ci piacciono poi né il culto della personalità né la totale mancanza di democrazia e la conseguente impossibilità di dissentire”.
Subito gli animi si accendono sul tema della democrazia diretta, su come far politica, sul “metodo” democratico. Intervengono un po’ tutti per esprimere la propria opinione.
In sintesi l’idea di fondo condivisa da tutti è che non ci si vuole rassegnare ad un Paese e una città in cui i figli vivano peggio dei loro padri.
“La sfida, per noi” sintetizza Marcello “è riuscire a mettere a disposizione le nostre competenze per costruire un nuovo modello di società, più giusta e sostenibile, che guardi in avanti e non indietro. La verità è che oggi viviamo in una società più povera e più diseguale di vent’anni fa, quando l’attuale classe dirigente ha iniziato la propria carriera parlamentare e di governo. Bisogna cambiare direzione. Adesso!”.
Si passa poi a discutere delle potenzialità della Rete e di come trasferire la democrazia. Infine si pass alla presentazione della campagna «un municipio trasparente».
L’idea di fondo è chiedere al nuovo Presidente di Municipio ed alla giunta appena costituitasi di coinvolgere tutti nelle scelte di indirizzo che l’amministrazione si appresta a fare.
Vengono elencati i principali problemi del quartiere e su ciascuno di essi ognuno esprime la sua opinione e le sue proposte.
Si decide in conclusione di predisporre un documento da inviare al Presidente del Municipio e far circolare tra i cittadini usando il web e i social network.
Alle 21.00 in punto come da programma si termina.
“Che impressione hai avuto?” mi chiede Marcello accompagnandomi all’uscio.
È stata una serata di bella politica” gli rispondo. Peccato che dal Senato arrivino notizie imbarazzanti. Spero che almeno qualcuno nel Partito sappia tenere la schiena dritta mi dico.
“Sarebbe bello replicare questo tipo di attività anche negli altri municipi, no?” mi dice ancora Marcello.
Già sarebbe bello … E allora perché non farlo? Perche non far nascere AdessoRoma 1, 2, 3 … fino a AdessoRoma 15? Questa sì che sarebbe una rivoluzione democratica! Già perché non farlo?
Infatti lo faremo! Chi partecipa?

Per contattare AdessoRoma8

Link

Approfondimenti, divagazioni, provocazioni …

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Agatino Grillo, democratico libero

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Renziani, super-renziani, meta-renziani (Ateniesi.it, 12 luglio 2013)

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Fermate il camper. Voglio scendere! (Per me finisce qui. Ritorno democratico libero)

Sono stato un fervente renziano nel “periodo blu” di Matteo, diciamo dalla prima Leopolda (settembre 2010) alla entusiasmante sconfitta del 2 dicembre 2012.
Una fase politica oggettivamente semplice: due schieramenti ben contrapposti e avversari con i quali potevi scazzarti a viso aperto.
Nel “periodo rosa” (dalle parlamentarie “farlocche”del Natale scorso fino all’8 luglio 2013) ho cominciato a sbarellare “de brutto”.
I miei “compagni di credo” si comportavano peggio dei bersaniani e il camper si affollava sempre più di improbabili personaggi folgorati sulla via di Fiesole: i famosi “super renziani”, coloro che aderivano alle “12 tavole” di Matteo portandosi dietro adepti e tesserati multipli.
All’annuncio del “Renzema” mi feci crescere i baffi, ma durò poco.
Il 9 luglio 2013, con la pubblicazione del “documento congressuale” di Goffredo Bettini, ho capito che la traversata nel deserto era ormai finita: anche l’ottavo Re de Roma aderiva al verbo e allo spirito renziano, proclamando la necessità di vere primarie aperte, non solo per eleggere i candidati, ma anche i segretari, nazionale e locali, e addirittura decidere sui grandi temi di discussione.
Siamo dunque al meta-renzismo.
Una sorta di nuovo centralismo democratico nel quale ci divideremo tra renziani nativi, renziani civatiani, renziani latorriani, renziani di governo.
Per me finisce qui. Ritorno semplicemente democratico. Anzi no, anche questa è la denominazione di una corrente che ebbe breve vita qualche anno fa. Ritorno democratico libero.

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Agatino Grillo, già coordinatore del comitato “ProgressivamenteRenzi” di Roma.

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I congressi? Liberi, aperti e tutti assieme (Ateniesi.it, 28 giugno 2013)

Politica: 

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Tutto deve cambiare sul serio. Su, compagno Epifani, apriamo il PD, facciamo ‘sti congressi aperti (tutti!) e facciamoli assieme. E se ci sono due visioni dell’Italia e del partito diverse che si confrontano, facciamolo come sempre:  a viso aperto.

  • di Davide Ricca

Leggo, ascolto, cerco di capire, ancora carico dalla due giorni di #OpenPd. Che grande esperienza. Da ripetere. E ci stiamo organizzando per farlo. Tenetevi pronti. Sembra però che mentre noi facciamo di tutto per rendere simpatico questo partito a chi non si vuole iscrivere, a chi non lo ha votato, continua a manifestarsi al suo interno una dinamica poco comprensibile, o forse fin troppo comprensibile, che non solo respinge ma lo fa apparire come una cantina oscura in cui è meglio non mettere piede.
È mai possibile che si continui ancora a discutere di regole congressuali e di cambiamenti dello statuto, di rinvii?
Avviluppando la discussione, impastando la lingua e continuando a farla battere sul dente dolente. Oltre che di rimandarlo, il congresso, oggi si pensa non solo di chiuderlo agli iscritti, ma addirittura di separare le scadenze: prima i territoriali (regionali compreso) poi quello nazionale.
Ed ecco che già mi immagino tutti i militanti e dirigenti ligi, a difendere l’impostazione, che ci spiegano quanto sia importante l’autonomia dei territori (la parola territorio alcune volte viene usata come un mantra). Eh già, l’autonomia dei territori.
Provo a tradurre tutto per come la leggo io: “Non tocchiamo gli equilibri, i potentati. Facciamo in modo che nulla cambi”.
Il congresso provinciale, e se possibile anche quello regionale, fatti tra iscritti, nello stesso modo e nello stesso periodo, riposizionano tutta la discussione nelle stanze preferite dall’apparato. Chiarissimo l’intento di alcuni: il segretario nazionale eletto (che non sappiamo ancora se sarà o meno il candidato premier) anche se votato con le primarie aperte sarebbe sotto tutela. I segretari regionali eletti da congressi chiusi e asincroni non sarebbero frutto di una legittimazione ampia, collegati o meno a quello nazionale vincente, bensì frutto di mediazioni interne.
Che tristezza. Mi piace poco, veramente poco, l’idea di partito che emergerebbe da queste indiscrezioni. Spero non siano vere. Spero sul serio che potremmo avere una grande stagione di rinnovamento radicale, non solo del programma di governo, ma dello stesso modo che abbiamo di intendere la cosiddetta forma partito. Vogliamo confrontarci? Facciamolo a viso aperto. Se il segretario sarà il candidato premier nessuno pensi che mettiamo lì solo una figurina buona a farci vincere, immaginando magari di fargli fare la fine di Prodi. Il tempo del tutto cambi perché nulla cambi è finito.
Tutto deve cambiare sul serio. Su, compagno Epifani, apriamo il PD, facciamo ‘sti congressi aperti (tutti!) e facciamoli assieme. E se ci sono due visioni dell’Italia e del partito diverse che si confrontano, facciamolo come sempre:  a viso aperto.

Chi è Davide Ricca?      

Classe 1972, imprenditore e dottore di ricerca in Scienze dell'Educazione. Cresciuto nell'associazionismo cattolico e da sempre ultras granata. Esperto di processi formativi e organizzativi. Ha iniziato la sua avventura politica nell'Asinello di Prodi di cui è stato Capogruppo in Consiglio Provinciale a Torino. Democratico, ha fondato i Corsari di Torino e TorinoperRenzi. Oggi coordina l'Associazione Adesso! Torino

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